Fiere: partecipare o no?

Vi faccio una domanda a bruciapelo: quanto sono ancora efficaci le fiere, secondo voi? L’Osservatorio congiunturale di Aefi (Associazioni Espositori e Fiere Italiane), per il periodo aprile-giugno di quest’anno, evidenzia un trend positivo per tutti i principali indicatori considerati: espositori (+12% rispetto al trimestre precedente), visitatori (+36%) e numero di manifestazioni (+20%). Secondo l’Osservatorio sul marketing, presentato al BtoB Marketing Forum lo scorso marzo, però, tra gli strumenti su cui le aziende hanno investito o investiranno maggiormente, le fiere non occupano una posizione di rilevo, anzi: “poco budget verrà destinato alla pubblicità (escluso on line), alle fiere, al direct marketing tradizionale e al telemarketing, attività ritenute dalle aziende poco strategiche per il proprio business”.
Pongo di nuovo la domanda allora: quanto sono ancora efficaci le fiere? Io credo che non ci sia una risposta univoca. Da un lato, continuano ad essere punti di riferimento fondamentali per certi settori: è l’occasione per incontrare clienti, potenziali clienti e soprattutto concorrenti, fiutare le nuove tendenze e cercare di capire come si muove il mercato. Per di più, “a certe fiere non si può mancare, ci vanno tutti!”. Parlando di efficacia però, quanti contratti si riescono a chiudere? Quale percentuale di new business dipende dalle fiere? Attenzione perchè partecipare costa, e anche molto: in termini finanziari, ma anche e soprattutto per lo sforzo richiesto a livello di preparazione e risorse umane coinvolte. Rispetto ai tanti altri strumenti di marketing a disposizione delle imprese – primi fra tutti quelli digitali -, le fiere non avranno mai un ROI positivo. In estrema sintesi, credo che la risposta si possa trovare in quella piccola ma netta differenza che c’è tra costo (necessario?) e investimento.

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