Mediazione e arte psicologica

Gli strumenti di negoziazione, come la mediazione, si occupano in prima battuta delle persone. Il procedimento attuale purtroppo no. Tutto è ancorato al rapporto giuridico-economico. Ma qui sta la differenza di chi vuole davvero esercitare la professione di Mediatore.
Occorre scoprire la mente delle persone che ti sono di fronte tramite dei segni esterni, del suono della loro voce, del colore del volto, del contegno, del portamento del corpo, degli sguardi, dei gesti. La degiurisdizionalizzazione ha portato alla ribalta della mediazione due nuovi attori del conflitto: i difensori, nel loro ruolo però di assistenti delle parti e non di procuratori.
Come affrontare un conflitto secondo un modello negoziale dove le persone hanno così tanta importanza? Le risposte sono sostanzialmente tre: necessità di un mediatore, verifica ed individuazione delle emozioni in gioco, disponibilità a trattare e a confrontarsi. Il denominatore comune della mediazione, come per la negoziazione assistita è la collaborazione. Per
collaborare bisogna però conoscersi.
Per scoprire chi siamo e quali siano le nostre attitudini in vista di una possibile collaborazione, possiamo utilizzare diverse tecniche di psicologia. Innanzitutto è importante sapere se
le persone che il mediatore si trova davanti sono tipi visivi, auditivi o cinestesici: l’approccio alla realtà è differente per ciascuno di loro ed una collaborazione deve trovare i presenti in sintonia sulla visione del mondo. Qualche esempio: un visivo, se si tratta di scegliere una vacanza, guarda una brochure; un auditivo ascolta i consigli di un conoscente; un cinestesico immagina l’esperienza. I principali interessi di un visivo potranno essere la fotografia, la lettura, la visione di film, quelli di un auditivo l’ascolto della musica o il discorrere con gli amici; mentre un cinestesico sarà interessato all’attività fisica, a un buon vino o a un buon cibo. Il mediatore deve capire come mettere le persone presenti a proprio agio e individuarne la categoria di appartenenza. Questo se il Mediatore vuole sfruttarne tutte le qualità.
Queste peculiarità dei caratteri delle persone escono se il Mediatore comprende la situazione e predispone l’ambiente favorevole a chi vede, per esempio, stressato. L’individuo visivo sarà a suo agio quando l’ambiente gli consentirà di raggiungere la situazione migliore, mancanza di critiche al suo operato.Il Mediatore ed il consulente devono essere in grado di predisporre questo ambiente, diversamente il soggetto andrà in collera esprimerà, indirettamente, con il giudizio e la critica il suo dissenso. Il Mediatore in particolare dovrà fare attenzione alla parafrasi ossia alla restituzione del punto di vista in sessione congiunta (“io ti vedo come ti vedi tu”); ma uguale attenzione dovrà avere l’avvocato in consulenza, in modo da dare l’impressione di aver capito il problema in tutte le sfaccettature. Il mediatore deve disattivare i meccanismi di difesa che ognuno di noi attiva in situazioni di stress.
Vediamo ora come si comporta in mediazione un visivo. Sotto stress una persona che definiamo visivo, manterrà una postura eretta, avrà una voce nasalizzata o comunque non sempre gradevole,
parlerà velocemente e con tono e volume alto, gesticolerà ad altezza del capo. Il mediatore deve mettere in atto tecniche psicologiche volte intraprendere un lavoro di empatia verso i soggetti presenti.
Questo è un semplice esempio per far comprendere come il ruolo del Mediatore sia importante anche dal punto di vista psicologico per affrontare con professionalità le questioni che le parti presentano al fine di ottenere una composizione degli interessi contrapposti di ciascuno, utilizzando anche le tecniche psicologiche.
Il Mediatore, infatti, non è un Giudice.

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