L’insostenibile leggerezza del food

Food-Marketing-coverLa mescolanza di valori provenienti dalla cultura socialista e da quella cattolica, ha regalato a Reggio Emilia tante cose buone, ma anche qualche piccola tara. Tra queste ultime, un approccio spesso ideologico ai temi dell’arte, riconosciuta a volte dalla classe dirigente cittadina come meritevole di sostegno solo se fortemente segnata da finalità di carattere sociale. Esempio calzante è l’esperienza straordinaria di Musica&realtà negli anni 70, quando Abbado veniva a Reggio a dirigere musica classica e contemporanea nelle fabbriche, ma di recente sono citabili manifestazioni di respiro cattolico come il ciclo Soli deo gloria o Saga di Giovanni Lindo Ferretti, anche se certamente a livello inferiore. Il food, che è un fenomeno culturale a tutti gli effetti, a Reggio Emilia è stato a lungo vittima di questo atteggiamento e in parte lo è tuttora. Ovunque è ormai dato per acquisito il fatto che la presenza di ristoranti di alta qualità sia un formidabile motore di sviluppo per tutta la comunità, perché non attrae visitatori qualsiasi da altre città, ma visitatori disposti a spendere soldi. Sono i rappresentanti di quella classe creativa, come la chiama Richard Florida, che è il vero target di ogni politica di marketing territoriale che si rispetti. Reggio invece soffre ancora di qualche scoria del passato. Solo nella nostra città infatti, è possibile leggere pagine e pagine di interviste a ottuagenari luminari dell’alimentazione che teorizzano la superiorità della cucina delle nostre nonne sulla ristorazione degli chef stellati.
Detto questo, sono in parte d’accordo con lo scrittore Antonio Scurati: si parla troppo di food e chi scrive, lo ammetto, non fa eccezione. Non so se l’interesse abnorme di cui godono gli chef e l’enogastronomia in generale in Italia e in tutto il mondo occidentale sia anche il segno di un declino della nostra civiltà, ma di certo non è indice di uno stato di salute ottimale.
A proposito, uno degli ultimi romanzi di Antonio Scurati, Il padre infedele, ha proprio per protagonista uno chef.

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