Chi fa da sè, rischia per tre

Ogni scelta che riguarda la nostra vita, sia essa di natura personale, scolastica o professionale, dovrebbe essere frutto di profonde riflessioni, che tengano conto dei consigli che arrivano dal nostro ambiente di sostegno (famiglia, amici, colleghi), ma anche delle indicazioni che derivano da un’esplorazione di noi stessi. La consapevolezza infatti va a braccetto con la libertà e ci mette nelle condizioni di essere felici e sereni. In questo percorso, per la natura del sistema formativo e professionale nel nostro paese, ci sono due criticità da sottolineare. Da un lato la complessità e la confusione del sistema stesso che, moltiplicate dalle influenze dei nostri ambienti di sostegno, rendono difficile di default arrivare a una scelta coerente con le nostre reali attitudini e con i nostri veri talenti. Dall’altro c’è la tendenza alla conservazione del sistema: la scelta professionale è spesso pesantemente vincolata al percorso formativo, e lo sviluppo della carriera avviene negli stessi ambiti in cui si ha esperienza. Ora, questa potrebbe anche essere una bella cosa se l’attività che svolgiamo fosse coerente con il nostro modo di essere e con le nostre aspirazioni, ma che succederebbe se non lo fosse? Resteremmo imprigionati tra le resistenze del nostro ambiente di sostegno (“Hai sempre fatto quello, lo sai fare bene, perché lasciare il certo per l’incerto?”), e una sempre più diffusa ottusità dei selezionatori che preferiscono non assumersi rischi, e non considerano l’impatto della soddisfazione come decisivo nella gestione delle risorse umane.
Quindi, che fare? Direi due cose fondamentali: la prima è allenarsi a riconoscere e sviluppare i nostri talenti sin da quando siamo piccoli, creando le condizioni perché si possano esprimere e si possano sviluppare; la seconda è scegliere un professionista dell’Orientamento che ci assista e ci supporti in queste scelte, sia scolastiche sia professionali. Ricorrere a un professionista è importante? Perchè egli può essere decisivo e lucido di fronte alle due criticità delle quali abbiamo parlato. Per esempio, se è ragionevole che il peso dei genitori nella scelta delle scuole superiori sia molto influente, lo è un po’ meno il fatto che la scelta si orienti verso il desiderio dei genitori, anziché verso le aspirazioni e le attitudini dello studente. Nel caso dell’università poi, alcune ricerche rivelano diffuse ragioni di scelta che mi sento di definire agghiaccianti: “Non vedo l’ora di andarmene di casa, quindi scelgo un’università lontana” o “Scelgo la facoltà che sceglie la mia migliore amica”. Così facendo, quando ci si catapulta nel mondo professionale, si rischia di scegliere un lavoro “perché è il primo che mi garantisce uno stipendio sicuro”, “perché è vicino/lontano a casa” o “perché fa contento il papà e la mamma”. E puntualmente dopo 10-15 anni di lavoro arrivano le crisi personali e professionali.
Un’indagine di qualche anno fa rilevava che il 65% dei dipendenti non sono soddisfatti del proprio lavoro e lo cambierebbero subito per realizzarsi maggiormente in ambito professionale. In un sistema socio economico che ci porta a lavorare fino 65 anni e oltre, credo che dovremmo riflettere con attenzione sull’importanza e sulle conseguenze delle nostre scelte scolastiche e professionali, per costruire il nostro futuro sulle nostre attitudini e sui nostri talenti. è certamente difficile e non ci sono garanzie di risultato certo. Per questo ribadisco il mio consiglio di affidarsi a Orientatori professionisti. Lo scenario scolastico e professionale è sempre più complesso, e le scelte fai-da-te possono generare insoddisfazioni nel lungo termine. Non c’è nulla di peggio del possedere talenti che restano inespressi.
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