Non tutti i malati escono col certificato

Un paio di mesi fa mi sono sottoposta a un intervento chirurgico programmato, perfettamente riuscito e, come preannunciato, senza postumi dolorosi o invalidanti. Durante la degenza ospedaliera di 5 giorni, ho condiviso la stanza con una ragazza che ha subito lo stesso identico intervento, con lo stesso esito felice. Solo una differenza tra me e lei: io sono autonoma, mentre la mia compagna di ospedale è impiegata dipendente.

Al momento delle dimissioni hanno consegnato ad entrambe un malloppo di documenti, tra i quali il certificato di malattia che giustificava l’assenza dal lavoro per 18 giorni, con la raccomandazione di consegnarne una copia all’Inps ed una al proprio datore di lavoro.
Naturalmente io non mi spedisco il certificato ma mi attivo e stampo i moduli necessari, allegando tutta la documentazione attestante il ricovero, oltre alle copie dei versamenti contributivi da me regolarmente effettuati, e porto tutto all’INPS. Allo sportello mi scontro con la riluttanza dell’impiegata. Sostiene che agli autonomi non spetta alcuna indennità di malattia: in sostanza, i liberi professionisti devono arrangiarsi da sé, la malattia fa parte del rischio di impresa, a loro non spettano le prestazioni dell’INPS. Abbiamo l’obbligo di pagare ma non il diritto di incassare.

Lì per lì, anche se indignata, non mi dò particolare pena. Mi preoccupo piuttosto di gestire il mio rientro al lavoro il più in fretta possibile. D’altronde sto bene e, obiettivamente, non ho impedimenti fisici tali da non potermi prendere cura delle mie pratiche in ufficio. Fatto sta che due giorni dopo le dimissioni sono già operativa.
Poi però il mio pensiero intercetta il certificato della mia compagna di stanza e non posso fare a meno di provare un senso di smarrimento realizzando che entrambe avevamo la stessa cicatrice ma non lo stesso diritto di applicare il cerotto. Mi consolo con la assoluta certezza di non essere stata un peso per la comunità, almeno per quanto riguarda la mia (non) convalescenza. Ne trarrò vantaggio in futuro… (per inciso: anche qui ennesima delusione: proprio perché autonoma la mia età pensionabile, rispetto a quella dei dipendenti è aumentata di un anno).

Insomma, noi autonomi per lo Stato abbiamo la pelle dura, non ci ammaliamo, e se ci capita guariamo prima (le rughe sono un optional). Nessuno si accorge che questa generazione di autonomi e piccoli imprenditori si sta pian piano estinguendo e non per cause naturali (perchè invecchiata o ammalata), ma perché sta esaurendo le proprie energie, quelle che consentono di creare quei benedetti posti di lavoro dipendente grazie ai quali la mia compagna di stanza ha goduto della sua meritata e sacrosanta convalescenza.

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