Non facciamo fare al made in Italy la fine del dodo

Il sistema, nella sua accezione più generica, è un insieme di entità connesse tra di loro tramite reciproche relazioni visibili o definite dal suo osservatore

Il sistema, nella sua accezione più generica, è un insieme di entità connesse tra di loro tramite reciproche relazioni visibili o definite dal suo osservatore

di Davide Caiti

La crisi economica peggiore che il mondo abbia affrontato dal dopoguerra ad oggi sembra ormai in via di risoluzione grazie all’azione dei governi, intervenuti mettendo in campo tutte le proprie risorse, indebitandosi ulteriormente pur di non far crollare la fiducia dei risparmiatori ed impedire l’innescarsi di quella reazione a catena che portò alla crisi del ’29 negli Usa. Più indebitati quindi e sulla stessa rotta. Siamo davvero davanti al risolversi del problema?

E siamo sicuri che salvare un sistema come quello odierno, riproponendolo nel futuro, sia una soluzione? Trasferire le produzioni manifatturiere dall’Occidente all’Asia – e in particolar modo in Cina – facendola diventare la ‘fabbrica del mondo’ è stata una buona idea e come tale la vogliamo mantenere? Pensiamo davvero di essere in grado di uscire da questo declino economico se le nostre grandi aziende continuano a esportare le produzioni altrove, creando disoccupati in Europa e Usa e favorendo la nascita di una forza lavoro nuova e sottopagata in aree del mondo più povere? Chi ci guadagna in tutto questo? Forse le grandi corporazioni internazionali? E l’Italia… che cosa stanno facendo le nostre imprese?

Alcuni imprenditori decidono di adeguarsi, altri attribuiscono la colpa al Governo e alla pressione fiscale. Io penso che non si uscirà facilmente da questa condizione economica se non cambiano i valori sui quali è basata l’economia. Abbiamo ormai capito che il capitalismo votato al profitto e al consumismo è arrivato al capolinea. Perciò come si può evitare la catastrofe? Abbiamo speranze? Io credo fermamente che per noi italiani ci siano molte più possibilità che per altri paesi occidentali. Alcuni, forse, rideranno di questa affermazione. Ma io sono più che convinto che se cominciassimo veramente, come sistema Italia, a valorizzare nel mondo le nostre peculiarità, come, l’arte, la cultura, il turismo, il food, il design – insomma il Made in Italy in tutte le sue espressioni – oggi non parleremmo di crisi e di posti di lavoro perduti.

Dobbiamo renderci conto che la nostra ricchezza non verrà mai dalla produzione di ‘cose’ che altri faranno sempre meglio di noi e a un costo più competitivo ma su ciò che ci rende unici nel mondo. Non è quella la nostra forza e mai, fortunatamente, lo sarà. Perchè siamo tra i paesi occidentali che investono meno in ricerca? Noi lasciamo andare con candida leggerezza le nostre migliori menti all’estero; quelle stesse persone che poi ci ritroviamo osannate sui media internazionali per le fantastiche scoperte fatte nei singoli campi di competenza. Perchè pensiamo che la ricerca non sia un valore sul quale investire? Perchè non ci crediamo davvero e coraggiosamente decidiamo di invertire la rotta, di essere quelli capaci di effettuare un cambiamento, quelli a cui un giorno verrà attribuito il merito di aver fatto qualcosa di importante? Cari lettori credo davvero che sia giunto il momento di cambiare perchè questa situazione economica si potrebbe rivelare un’ottima opportunità per il nostro bellissimo e straordinario paese. Proviamoci….

0
0

0 Comments

  1. sottoscrivo in pieno e sul tema purtroppo scottante della fuga dei cervelli e sugli scarsi investimenti nei settori chiave dell’economia del futuro da parte dell’imprenditoria italiana ho scritto un pezzo proprio sull’ultimo numero di Imprenditori.
    Finché l’obiettivo della politica e dell’imprenditoria non sarà navigare nel mercato di domani invece che semplicemente galleggiare in quello odierno credo che alle questioni sollevate non sarà fornita una risposta efficace…

  2. Davide Caiti 04/05/2010 Reply

    Grazie Federico per per la sottoscrizione. Lasciami solamente aggiungere alle tue considerazioni che la politica e l’imprenditoria non sono oggetti estranei che sfuggono al controllo dei cittadini. Noi, nel nostro piccolo possiamo cominciare a fare delle azioni che contribuiscano a influenzare le scelte politiche e gli investimenti imprenditoriali. Dobbiamo continuare a parlare del made in Italy con vigore senza stancarci perchè non passi mai l’idea che con la Padania si possano risolvere i problemi della gente d’Italia. Chiudo esclamando Viva l’Italia e i suoi 150 anni.

  3. Marco Macorigh 15/05/2010 Reply

    Complimenti per la chiarezza e la lucida analisi. Sono un Italiano che vive all’estero – ed assime ad altri 15 italiani abbiamo una struttura che si occupa di Internazionalizzazione e difesa del Made in Italy – ho decine e decine di testimonianze dirette di come si butti nel cestino tutti i giorni il Made in Italy ed i Valori collegati.
    Un esempio per tutti, Prosciutto di San Daniele …….. dato che la registrazione del marchio costava troppo in Canada ci ha pensato un’altra persona a registrare il Marchio, il nome e tutto il resto ! Risultato la Società canadese ( santa maria foods ) vende prosciutto e mortadella San Daniele in un paese dove la comunità friulana è numerosissima e pertanto con vendite assicurate ……. è sì un falso ma Autorizzato. Sottoscrivo in toto comunque che anche l’impegno del singolo serve molto …… si parla di gioco di squadra….. vi garantisco che all’estero ( a parte ai mondiali di calcio ) di gioco di squadra, scusate di Lavoro di Squadra per il Made in Italy non se ne vede – Associazioni, Enti, Istituti vari ognuno per proprio conto – anche nelle Fiere Internazionali ognuno fa per sè…….Per quanto riguarda le domande finali io ci sono e mi dichiaro disponibile ……

  4. Davide Caiti 17/05/2010 Reply

    Grazie Marco, anche per il lavoro che stai facendo con il tuo gruppo per la tutela del made in Italy.
    Se ci volessi mandare le tue testimonianze di come all’estero sfruttino il marchio tricolore per fare soldi, ci farebbe piacere scoprirle e magari anche pubblicarle pure sulla nostra rivista cartaceca. Non ti nascondo che mi piacerebbe sapere qualcosa di più sulla vostra attività e magari coinvolgervi su un progetto editoriale che mira a far conoscere all’estero i prodotti made in Italy originali… In generale comunque credo che gran parte del problema (e della soluzione) passi attraverso una corretta comunicazione, in grado di offrire al consumatore punti di riferimento certi, per una scelta più consapevole (e sicura) del prodotto italiano.

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.