L’Ofac, lo sceriffo Usa

L’Ofac, Office of Foreign Assets Control, è un ufficio del Dipartimento del Tesoro Usa le cui politiche – oggi più che mai – devono essere considerate da ogni esportatore o importatore italiano.
Si tratta dell’organo esecutivo che assicura, in tutto il mondo, l’osservanza delle misure restrittive che il governo Usa adotta nei confronti di determinati Paesi ritenuti ostili, nonché degli enti, persone o società legati o riconducibili a tali Paesi.
A tal fine l’Ofac redige e aggiorna periodicamente la lista degli Specially Designated Nationals (Sdn list) includendovi i soggetti, operanti in settori strategici, legati o riconducibili agli anzidetti Paesi ostili: l’inclusione nella Sdn list è potenzialmente fatale per qualsiasi entità commerciale, perché comporta il divieto assoluto, per ogni altro soggetto, statunitense o straniero, di intrattenere rapporti d’affari con tali soggetti banditi o con le società da essi direttamente o indirettamente controllate.
Le sanzioni per il mancato rispetto di tale divieto sono principalmente di due tipi: dirette, applicabili a tutti i soggetti residenti o aventi sede/beni nel territorio USA, che si sostanziano in pene pecuniarie, sequestri o pene detentive; oppure indirette, nei confronti di soggetti stranieri non assoggettati alla giurisdizione Usa, in questi casi l’Ofac può arrivare ad inserire a sua volta il soggetto sanzionato nella Sdn list col duplice effetto di vietare a qualsiasi altro soggetto di intrattenere rapporti col soggetto listato e di rendere a quest’ultimo assai arduo, se non impossibile, l’accesso al circuito bancario e finanziario internazionale che segue scrupolosamente le direttive e le decisioni dell’Ofac.
Naturalmente, l’inserimento di una holding nella lista Ofac determina effetti interdittivi a cascata su tutte le altre società controllate, anche se non indicate nella lista.
Emerge dunque la necessità, per qualsiasi operatore italiano che intrattenga affari con soggetti stranieri, vieppiù se sconosciuti, di verificare preventivamente che esso non sia inserito nella Sdn list o che comunque non sia partecipato in misura pari o superiore al 50% del suo capitale sociale, da soggetto indicato nella lista o a sua volta controllato da altro soggetto listato.
Questa è pure la raccomandazione dell’Ofac, che recentemente ha adottato delle linee guida individuanti i punti cardine di un idoneo programma di profilazione di clienti e fornitori.
E tra pochi mesi potrebbe rendersi necessaria un’identica attività anche nei confronti della Cina.
Infatti il governo cinese, tramite il Mofcom (Ministero del Commercio), ha dichiarato di volere adottare a stretto giro una “Unreliable Entity List” ove inserire, con probabile effetto escludente dal mercato cinese, qualsiasi ente, individuo o società che boicotti in qualsiasi modo merci o società cinesi.
Si tratta all’evidenza di una contromossa del governo cinese nell’ambito della più ampia strategia bellica commerciale verso gli Stati Uniti, anche sull’onda del recente caso Huawei.
Se tale dichiarazione si traducesse in realtà, le imprese italiane operanti con l’estero potrebbero doversi preoccupare, oltre che dell’Ofac, anche di non finire nella “Unreliable Entity List” cinese e di non intrattenere affari con nessuno che direttamente o indirettamente sia riconducibile a tale lista.

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