La giustizia predittiva

Il problema rimane sempre quello in materia di amministrazione della giustizia: la lunghezza dei tempi del processo e la certezza del diritto, in relazione alla sua applicazione finale che si traduce in un atto, denominato, sentenza.
Ma cosa intendiamo per giustizia predittiva? La capacità di calcolare la probabilità di un esito giudiziario sulla base di un algoritmo. Quindi, per ora solo in via sperimentale, produrre provvedimenti giudiziari.
Avrete sentito parlare del software “Promoteia”, che ha premesso alla Corte Superiore di Giustizia di Buenos Aires di risolvere 1000 casi, in un lasso di tempo assai breve, solo sette giorni, anziché gli 83 necessari per istruire il caso. Ma non è in evidenza solo l’aspetto della velocità delle decisioni, e che le soluzioni adottate dal software sono, nel 96% dei casi, quelle effettivamente assunte dai magistrati. Naturalmente il sistema si applica alle sole cause routinarie.
Tale esemplificazione pone, con forza, il tema della efficienza della giustizia in rapporto alla giustizia predittiva, gestita da un algoritmo. Come si può coniugare la velocità con la qualità e la qualità con la quantità? I rischi sono molteplici: sostituzione dell’avvocato e del magistrato con un robot; standardizzazione delle decisioni, assunte dal giudice; sistema aperto che offre soluzioni basate solo sui precedenti; probabile mancata tutela del diritto del singolo dove la specificità di ogni richiesta rischia di rimanere inevasa; venuta meno dell’interpretazione creativa del diritto, penso al diritto all’oblio, ad esempio.
Intorno a queste contraddizioni che sembrano non componibili si è aperto un forte e propositivo dibattito per tentare di giungere a delle soluzioni condivise i cui punti cerco di riassumere di seguito. L’avvocato o il magistrato devono mantenere il controllo della procedura, Il software di giustizia predittiva deve essere un mero supporto e mai sostitutivo dell’operatore; l’avvocato deve mantenere una libertà argomentativa, e il magistrato una misurata libertà interpretativa; l’avvocato e il magistrato restino vincolati al quadro di tutela dei diritti fondamentali previsti nella Costituzione, nella Carta dei diritti fondamentali e della Convenzione europea dei diritti dell’Uomo; l’avvocato deve essere formato, avere la capacità di lavorare in team interdisciplinari e deve saper utilizzare i software e gli algoritmi predittivi; l’avvocato e il magistrato devono essere tecnologicamente competenti; nuova modalità di redazione degli atti giudiziari che deve essere sintetica, fedele ai fatti raccontati dal cliente, ma idonea ad essere traducibile in sistema binario; progettazione dei data set (collezione di dati) e degli algoritmi (procedimento sistematico di calcolo) giudiziari; trasparenza dell’algoritmo; governance che disciplina l’utilizzo della Intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione, fissando limiti ben precisi ed individuando le relative responsabilità; implementazione della ricerca.
Penso che la tecnologia debba essere considerata un mezzo e non fine, utile sì, per eliminare i tempi morti del processo e migliorare la dialettica processuale. Noi avvocati dovremo avere sempre più attenzione alle specificità di ogni singolo caso, per la tutela dei clienti.

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