La parola del leader

In un’epoca in cui siamo bombardati da informazioni, fake news e improvvisati filosofi di Facebook, diventa sempre più difficile distinguere fantasia dalla realtà e le comunità aziendali non sono immuni da questa dinamica. I nostri comportamenti sono fortemente condizionati dalle nostre opinioni e le stesse, dalle informazioni di cui disponiamo, oltre che dagli inevitabili filtri che la nostra esperienza costruisce tra noi e ciò che viviamo nell’esperienza quotidiana.
Nelle aziende è un fiorire di gruppi Whatsapp (o strumenti alternativi) in cui i team di lavoro condividono informazioni e puntuali step di avanzamento, agevolando il fluire quotidiano di preziose indicazioni sui progetti e i passi che si stanno realizzando per perseguirli.
Nonostante l’apertura di queste nuove modalità di scambio, la sensazione comune è che ciò che è importante per il futuro non trovi spazio in questi canali e, inevitabilmente, dilagano interpretazioni, sensazioni e opinioni (perlopiù negative) che si propongono di colmare il vuoto di informazioni rispetto alle scelte e le strategie aziendali, con il risultato di generare confusione e disorientamento nei collaboratori. Per questi motivi è fondamentale la capacità comunicativa e oratoria del leader, al fine di arginare le incomprensioni e fornire punto di vista dal quale osservare correttamente la realtà aziendale e coinvolgere opportunamente tutti verso le finalità e gli obbiettivi importanti.
I testi dicono che già nella Grecia Antica (e in tutte le culture avanzate) i nobili destinati al comando non venivano solo condotti a coltivare le discipline per diventare un futuro uomo d’azione ma anche ad allenare l’arte oratoria.
L’abilità del parlare pubblicamente assunse fin da allora (2500 anni fa!) un ruolo di primo piano, in stretto collegamento con l’affermarsi nelle città di una politica democratica, la quale intendeva affidarsi, nella conduzione della vita pubblica, al libero potere persuasivo della parola piuttosto che a procedure di carattere coercitivo.
“ La parola infatti è un gran signore che, con un corpo piccolissimo e invisibile, porta a termine imprese in tutto degne degli dei; può infatti far cessare la paura, portar via la tristezza, suscitare la gioia e accrescere la pietà….” affermava Gorgia da Lentini nell’Encomio di Elena, sancendo il potere di questo formidabile strumento al servizio del Leader, a patto che egli ne conosca regole e potenzialità. Saper condurre una riunione o utilizzare opportunamente la comunicazione nei meeting aziendali, è fondamentale per un leader che si propone di coinvolgere e motivare i propri collaboratori, tuttavia capita spesso di assistere a complesse dissertazioni, improvvisati o sbrigativi discorsi che tradiscono il disagio dell’oratore di turno in quella condizione. Quando ciò accade, dovremmo essere consapevoli di aver perso un’occasione per fornire ai nostri interlocutori la fiducia e le informazioni necessarie affinché il gruppo si concentri sugli obbiettivi importanti, osservando il leader come il vero riferimento a cui affidarsi, anziché da retta alle voci di corridoio o agli inguaribili pessimisti. “Ottimo oratore è colui che istruisce, diletta e, nello stesso tempo, commuove l’animo degli ascoltatori” diceva Cicerone, indicandoci che ciò che rende forte la parola, più che i termini, è l’utilizzo dell’emotività, di conseguenza il leader deve essere capace di rendere vivo il discorso con pause, enfasi nei punti opportuni e un linguaggio del corpo che trasmetta il credo in ciò che si sta dicendo, per andare a colpire più il cuore che la mente dell’interlocutore, in quanto è quello il luogo dove noi decidiamo veramente chi ascoltare e cosa fare. Nei grandi leader che ho conosciuto, questa caratteristica è un fattore comune e, sebbene alcuni ce l’abbiano innata, altri hanno dovuto coltivarla, perché consapevoli dell’immenso potere conferito da essa.

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