Il capitalismo familiare

Dai dati di Bloomberg emerge che gli indicatori di sentiment di imprese e consumatori si mantengono su valori elevati corrispondenti ai massimi pluriennali, pienamente coerenti con una dinamica di Pil in accelerazione. Per la prima volta l’economia italiana, dopo molti anni, è riuscita a superare le previsioni di crescita. Qualitativamente occorre evidenziare come rispetto al periodo 2000 – 2008 in cui la crescita fu trainata da servizi di informazione e comunicazione, figli del boom di internet e della telefonia mobile, quella attuale è determinata, oltre che dai servizi, dall’industria manifatturiera. Pur in presenza di una produttività insoddisfacente e con un costo del lavoro per unità di prodotto cresciuto più dei costi variabili, possiamo parlare di una svolta in corso in quanto si torna nell’industria ad investire ed a produrre.

Come sostenuto dal professor Berta la crisi degli ultimi 10 anni ha ridisegnato il profilo dell’Italia industriale. Oltre ad essere mutato l’assetto del sistema delle imprese, assistiamo ad una trasformazione dei lineamenti dell’imprenditorialità, emerge un rapporto diverso tra le strategie gestionali e tutti i portatori di interesse. Negli ultimi 10-15 anni abbiamo assistito alla conclusione della parabola delle grandi imprese smembrate o confluite in nuove aggregazioni internazionali, e allo stesso tempo osserviamo la polarizzazione intorno a strutture aziendali di medie dimensioni tra la masse delle piccole e piccolissime aziende che costituiscono una costante della storia dell’economia del nostro paese.

Le imprese più dinamiche sono contraddistinte da una taglia intermedia che permette loro di essere flessibili nello scacchiere internazionale, ma allo stesso tempo di non recidere quei legami con il territorio che consente loro di alimentare la crescita mediante un afflusso continuo di risorse. Non esistono più distinzioni tra Nord Ovest e Nord Est o tra Nord e il Centro Italia. Ormai parliamo di un’unica area di imprese composta prevalentemente da realtà con fatturati compresi tra 1 e 3-4 miliardi di euro all’anno, che è stata capace di superare i confini locali e nazionali acquisendo una configurazione internazionale.

Recentemente ho avuto modo di conoscere una bellissima realtà industriale nel comprensorio di Altamura nel settore della produzione di macchine olearie. In azienda oltre ad essere impartite lezioni di inglese vengono con frequenza settimanale organizzate lezioni di filosofia tenute da un professore dell’Università di Bari, in cui vengono coinvolte tutte le maestranze. La svolta di natura altamente tecnologica grazie ad ingenti investimenti accompagnata da una ricerca di miglioramento di qualità del prodotto anche attraverso l’utilizzo dei migliori acciai presenti sul mercato, ha permesso alla stessa di battere la concorrenza dei produttori italiani, ma soprattutto di quelli internazionali posizionandola ai vertici qualitativi mondiali. La qualità di competenze manageriali, assetti proprietari consolidati, performance buone e durature permettono ad aziende come quella citata di rappresentare quel nucleo di una nuova realtà virtuosa sempre più in espansione.

Come ricorda il professor Corbetta, il capitalismo familiare italiano che si fonda sul mix proprietà, famiglia, imprese e leadership imprenditoriale deve, per essere sempre più competitivo, trovare l’equilibrio e l’amalgama tra stabilità e dinamicità, deve in conclusione essere capace di esprimere un progetto collettivo in cui possono riconoscersi tutte le forze attive dell’Impresa. Solo in questo modo riusciremo a vivere con maggior tranquillità le future sfide industriali del nostro Paese.

0 Comments

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.