Il food italiano dopo Expo

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Giusi Faioli, Project Manager Ifoa settore formazione agroalimentare

Nel 2016 con un aumento record del 12,1% l’agroalimentare Made in Italy fa registrare la maggiore crescita tendenziale delle esportazioni. A più di un anno da Expo e dal racconto fatto al mondo dei valori unici dei nostri prodotti enogastronomici, ci troviamo tra le mani straordinarie potenzialità per alimentare questo settore trainante della nostra economia. Come non disperdere questa eredità? Come utilizzare questa grande ricchezza per dare lavoro ai giovani e valorizzare la produttività delle imprese?
Pensiamo a nuovi saperi uniti a innovazione e tradizione come ingredienti indispensabili al futuro dell’agroalimentare. Questa crediamo sia la sfida da lanciare ai giovani e alle aziende: offrire ai ragazzi percorsi di formazione professionalizzante calibrata per entrare nelle aziende con le competenze che ne intercettano i bisogni.
Con la Fondazione ITS “Tech & Food Parma- Nuovi Saper per l’agroalimentare” abbiamo creato a Reggio Emilia il primo percorso biennale per diventare ‘Tecnico Superiore per la commercializzazione e valorizzazione dei prodotti alimentari’ che è partito lo scorso autunno. Entrare nella rete della Fondazione ITS Tech & Food, può diventare per le imprese occasione di confronto per realizzare progetti innovativi. Nel 2015 il tasso di occupazione per di diplomati ITS a 12 mesi dal titolo è stato dell’81,1%: 1.002 diplomati al lavoro, dei quali 904 con un’occupazione allineata all’area tecnologica scelta nel percorso formativo, dimostrano non solo che la formazione ITS dà lavoro, ma anche come queste figure tecniche, una volta inserite in aziende, diventino risorse irrinunciabili. Anche l’ITS Tech & Food è un’opportunità per giovani e aziende di investimento nel futuro, come ben argomenta Daniele De Leo, docente IFOA di marketing e valorizzazione dei prodotti agroalimentare: “La produzione agricola e agroalimentare rappresenta, per il territorio dell’Emilia-Romagna, non solo uno dei comparti trainanti, ma anche una continua evoluzione nel solco di una solida tradizione condivisa: a partire dagli anni ’70, i nostri produttori agricoli hanno introdotto tecniche innovative per ridurre l’uso di sostanze chimiche in agricoltura, portando l’Emilia Romagna ad essere una delle regioni capofila dell’agricoltura integrata, trampolino di lancio per l’agricoltura biologica (Reg. Cee 2092/1991); dal 1992 ad oggi sono stati assegnati dalla UE i marchi di certificazione territoriale DOP e IGP a ben 44 prodotti emiliano romagnoli di eccellenza.
Parallelamente, la crescita qualitativa della produzione vitivinicola ha stimolato un crescente interesse per i vitigni autoctoni e tradizionali; negli ultimi anni infine, la stampa di tutto il mondo, ha riconosciuto alla nostra gastronomia un ruolo di leader per qualità, tradizione, rispetto delle materie prime territoriali. E’ naturale – conclude De Leo – che, di fronte a una tale e costante crescita di produzione e qualità, non potesse restare fermo il settore della formazione che ha risposto attivamente alle numerose sollecitazioni, preparando professionisti adeguati alle diverse richieste: accanto ai tecnici di campagna, ai certificatori di prodotto e di processo e agli addetti alla qualità, sta emergendo una richiesta di nuove figure più orientate alle tecniche commerciali, al marketing agroalimentare e al corretto uso della comunicazione dei vini e dei prodotti tipici, che rappresentano le linee guida del corso ‘Tecnico Superiore per la commercializzazione e valorizzazione dei prodotti alimentari’, in partenza nel prossimo autunno”.

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