Ognuno al suo posto (forse)

Chiara Volpicelli_optNelle esperienze più comuni tra i lavoratori, vi è l’aver interpretato un ruolo non scelto all’interno di un gruppo. Accade ad esempio che, cambiando mansioni e acquisendo responsabilità, ci si avvicini a persone che abbiano lo stesso ruolo, fino a creare una vera e propria classe, riconoscibile dal modo di fare. Come una rete all’interno della quale i nodi sono ruoli che il gruppo stesso ha stabilito per assicurarsi la sopravvivenza. Ogni nodo è legato all’altro da un filo invisibile, un’intenzionalità inconscia che si condivide con gli altri membri. Un vero e proprio strumento di passaggio di informazioni tra i nodi, cioè le persone.

Tra i ruoli che il gruppo richiede, ci sono il leader, il carismatico che trascina il gruppo; il nuovo arrivato, che silenziosamente studia il contesto per poi immetterne novità cambiando le dinamiche interne; il capro espiatorio, che inconsapevole e ad insaputa del gruppo, assolve una funzione protettiva; il clown, che allenta le inevitabili tensioni di gruppo attraverso l’ironia; il bastian contrario, che non è mai d’accordo ed esalta gli aspetti negativi usando la polemica come mezzo per scaricare l’aggressività del gruppo.

Si immagini un tavolo con le sedie occupate da tutti, tranne una, vuota, ed una persona in ritardo. Dove andrà a sedersi? Sulla sedia libera, dando per scontato che sia il suo posto. Non si chiederà mai il risultato di un’altra posizione, anche in piedi magari. Questo dare per scontato è causato dalla forza del gruppo, che per sopravvivere necessita che tutti siano al loro posto. Chi entra occuperà dunque il primo posto, vuoto, cioè il ruolo, senza scegliere: seguirà il dictatsenza porsi domande e interpreterà uno dei ruoli sopra indicati, in quel momento funzionale al gruppo stesso, perdendo momentaneamente la propria identità.

In quest’ottica è fondamentale conoscere le dinamiche del gruppo perché la consapevolezza permette l’autonomia dell’individuo, per non essere un burattino.

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