La ricchezza che si trasforma

_C7F6517“Di fronte alla necessità di scegliere se cambiare opinione o dimostrare che non ce n’è bisogno, quasi tutti si impegnano nella dimostrazione”. Questo pensiero del grande economista John Kenneth Galbraith, ci permette di aprire una riflessione sui nostri processi decisionali quotidiani: l’individuo tende a ricercare nelle informazioni in proprio possesso conferme alle proprie convinzioni, sopravvalutando le evidenze a proprio favore e sottovalutando quelle contrarie. Mi è capitato spesso, prima della grande crisi finanziaria del 2008, di confrontarmi con i miei clienti riguardo alle opportunità di investire i propri risparmi in investimenti finanziari rispetto all’acquisto di case e terreni. La maggior parte di essi metteva sempre in evidenza come nonni, padri e loro stessi investendo i propri capitali in mattoni avevano ottenuto importanti guadagni nel tempo. Omettevano però, tutti, di considerare che la grande crescita dei prezzi nominali di questi beni era stata determinata da inflazione, boom delle nascite degli anni 60 e forte sviluppo economico, tutti fattori che già a partire dalla metà degli anni 2000 erano venuti a mancare.

Oggi, dopo la grande correzione dei prezzi degli immobili ed il sensibile aumento delle imposte che gravano sugli stessi, tale convinzione inizia a vacillare. Attualmente la ricchezza delle famiglie italiane è costituita per circa due terzi in attività immobiliari, una percentuale molto alta rispetto a quella di tutte le altre popolazioni occidentali. Da fonte Istat sappiamo che nel 2050 avremo la metà di trentenni rispetto ai settantenni, se confrontato con il dato di trent’anni fa. Riguardo all’investimento immobiliare cosa possiamo aspettarci per il futuro, considerando che ci saranno sempre meno giovani compratori per ogni anziano venditore? Dare meno peso alle illusioni percettive della nostra mente può rappresentare un buon primo passo per valutare in modo più razionale le scelte da affrontare nel futuro.

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