Non moriremo innovatori moderati

15355272_ml_optIn un rapporto dello scorso anno della Commissione europea si legge che l’Europa sta colmando il divario con Stati Uniti e Giappone (ma anche Corea del Sud) in materia di innovazione, seguendo lo sviluppo di 25 indicatori che spaziano dal numero di dottorati ai successi brevettuali, agli investimenti in ricerca e sviluppo. In questo quadro, Bruxelles pone l’Italia tra i Paesi innovatori moderati insieme agli altri Stati dell’Europa orientale e meridionale. E, con le dovute eccezioni regionali a risollevare la media (Piemonte, Friuli ed Emilia-Romagna), i Paesi leader Finlandia e Germania sono lontani, mentre anche Austria e Francia tengono il passo delle migliori.

Dobbiamo ridurre il gap. Come? Forse scrollandoci di dosso un po’ di moderazione. Diventando innovatori radicali. Contaminando esperienze, competenze, know-how. Innestando sapere e saper fare. Facendo esperimenti, senza paura.

Anche noi ci stiamo provando. Da dicembre dello scorso anno, due volte al mese, 15 imprenditori si incontrano nella nostra redazione per un percorso che dovrebbe portarli a generare idee di business innovativo. L’assunto di base è che le loro differenze, opportunamente accompagnate e contaminate, possano fare la differenza in categorie di prodotti e servizi ibridi, difficilmente alla portata di singole imprese.

Cosa sarà del nostro esperimento lo scopriremo nei prossimi mesi. Per ora, sappiamo solo che non siamo i primi e non siamo i soli. Di alcuni innovatori radicali e delle loro gesta leggerete nelle pagine centrali. A loro, ai nostri 15 prodi e in generale a tutti quelli che con l’innovazione si sporcano le mani, dedichiamo questo numero. Certi che anche grazie a loro non moriremo innovatori moderati.

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