25 righe, 28 battute

Decidiamo di fare coworking e affittare una piccola parte della nostra sede (20 mq). Per ottimizzare i tempi della registrazione del contratto vado all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate per avere informazioni sui moduli da compilare e tasse da versare. Seguo naturalmente le istruzioni: preparo il contratto originale più due copie, compilo tutti i moduli richiesti, mi reco in banca a versare la tassa di registrazione con modello F23 (chissà perché non lo si può compilare e pagare online…), acquisto le marche da bollo per ogni copia del contratto e mi ripresento all’ufficio delle Entrate.

E qui comincia l’odissea di chi vuole seguire le norme: perché dentro le norme si annega. Il funzionario rifiuta la mia pratica per una serie di motivi che vado a elencare. Inanzitutto l’F23 è inferiore al mimino tassabile consentito. Quindi devo tornare in banca, compilare un altro modello F23 e pagare la differenza – perché non mi sia stato comunicato alla prima occasione è un mistero della fede. Poi, attenzione: nel contratto di subaffitto, per ogni singola pagina ci devono essere 25 righe e ogni riga non deve superare le 28 battute. Vi giuro che alla vista del funzionario che conta le righe e pure le battute per ogni singola riga credo per un attimo di essere su Candid camera. Come se non bastasse, mi viene fatto notare che il carattere utilizzato è troppo piccolo e può nascondere la fraudolenta intenzione di riempire meno spazio perché, ovviamente, con l’aumento forzato delle pagine del contratto, le marche da bollo non sono più sufficienti. «Prego favorisca ulteriori bolli per 14,62 euro, e se non li ha ritorni un altro giorno». Del resto, le marche da bollo già acquistate non si possono usare in quanto non riportano la data antecedente alla data della stipula del contratto.

Esausta raccolgo le mie forze e le mie carte e ritorno alla base. Tutto da rifare! E allora io rifaccio tutto come si deve. Ma… altro funzionario, altro problema! Sul contratto si richiama l’allegato A, ovvero la fotocopia della planimetria dell’area destinata al subaffitto. Oddio! Sull’allegato non c’è la marca da bollo! Timidamente faccio presente che il precedente funzionario non mi ha segnalato la mancanza e che quindi non può essere arbitraria la decisione di respingere ancora una volta la pratica. «Nulla da fare. Tutto da rifare! Torni domani!».

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