Essere o fare?

Nella mia attività di coach, trainer e consulente capita spesso di dover ragionare sul modo corretto di reagire a successi e/o fallimenti. Spesso si tende ad associare un risultato negativo a un semplice insuccesso: per una persona ottimista, il mancato raggiungimento di un obiettivo è uno stimolo a ripartire con più energia, mentre chi ha un approccio più negativo tende a vedere solo un fallimento da cui è difficile ripartire. Dal mio punto di vista può essere utile un cambiamento di visione, introducendo il concetto di allenamento.

Ogni nostro momento di crescita può essere scomposto in due parti distinte: una componente tecnica – che comprende le capacità e le conoscenze necessarie per affrontare la situazione – e una parte di allenamento che riguarda la costruzione dell’esperienza necessaria per utilizzare al meglio le informazioni acquisite nel tempo. Quando un insuccesso è parte integrante della costruzione di un’esperienza, di fatto costituisce un allenamento prezioso per acquisire la capacità necessaria ad affrontare al meglio le sfide quotidiane. L’approccio all’allenamento è positivo: analizzo cosa sto facendo bene per aver la consapevolezza di ciò che ho già acquisito, e capisco cosa devo ancora migliorare. È importante comprendere che l’insuccesso è un passaggio intermedio da cui imparare e che permette di crescere, una tappa fondamentale verso il successo.
Pensando all’insuccesso come a un allenamento sono focalizzato su un’azione, svolta in modo corretto o migliorabile: siamo nella sfera del fare. Se al contrario lo ritengo un fallimento, passo alla sfera dell’essere: il rischio è di non pensare a un’azione da compiere, quanto a una persona da migliorare: se stessi. Legare i concetti di insuccesso e di allenamento aiuta a tener ben distinto l’essere dal fare: è un approccio molto più propositivo rispetto al pensare che l’azione sia sbagliata perché lo è anche la persona che la mette in atto. Tutto questo ci permette di leggere in modo diverso anche il concetto di successo. Un approccio consapevole permette di dare il giusto peso ai buoni risultati, identificando le aree ancora da migliorare e favorendo quindi un continuo processo di crescita. Anche nel caso del successo è utile separare il fare dall’essere: pensare di essere gli unici responsabili di un buon risultato è diverso dall’essere consapevoli di aver compiuto azioni positive, che nascondono comunque margini di miglioramento.
Questo approccio critico/costruttivo al successo è spesso assente in chi pensa a sé come il vero fattore di successo, ma è sempre presente in chi costruisce guardando al futuro, con una visione proiettata nel lungo termine, e con l’umiltà necessaria per riconoscere il contributo e il valore degli altri.
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