Arriva l’era dell’ipv6

Nel cosiddetto stack Tcp/IP – cinque livelli di protocolli che regolano il funzionamento di Internet – l’Internet Protocol (IP) si colloca al livello 3, detto anche livello di rete. Le sue responsabilità fondamentali sono quelle di creare uno schema di indirizzamento universale per tutti i nodi di rete, e il routing (instradamento) dei messaggi nella rete stessa. Per questo il livello 3 è uno dei più importanti dello stack protocollare, e non a caso IP è considerato il collante dell’intera rete Internet.
La versione attualmente utilizzata del protocollo si chiama IPv4. La sua particolarità è l’utilizzo di 32 bit per rappresentare ciascun indirizzo di rete, il che consente la presenza di un massimo di 232 nodi distinti (circa 4,3 miliardi). Sembra un numero molto grande, ma nella pratica non lo è. Secondo una stima, contando solo i personal computer, entro il 2014 ci saranno ci saranno due miliardi di nodi nel mondo. Per ovviare a questo limite intrinseco di IPv4, finora si è fatto ricorso a soluzioni di tipo Nat (Network Address Translation), che permettono di riutilizzare uno stesso insieme di indirizzi all’interno di diverse sotto-reti, ciascuna delle quali si presenta al resto del mondo virtuale con un unico indirizzo proprio. Ideato nel 2003, IPv6 è il successore di IPv4. Utilizzando 128 bit per indirizzo, IPv6 consente la connessione simultanea di oltre 650 mila miliardi di miliardi di nodi. Oltre a ciò, le caratteristiche di IPv6 semplificano il lavoro svolto dai router, i dispositivi che controllano l’instradamento dei pacchetti di dati. In questo modo il throughput (numero di pacchetti instradati al secondo) aumenterà notevolmente. Il 6 giugno 2012 alcuni dei maggiori Internet Service Provider e compagnie del settore informatico hanno iniziato ufficialmente la transizione verso IPv6, che potrebbe durare diversi anni.
E’ indubbio che IPv6 sia il primo grande passo verso la cosiddetta Internet of Things (Internet delle cose), cioè un mondo in cui tutti gli oggetti fisici possono avere controparti virtuali connesse in rete. In tal modo, ad esempio, una piscina dotata di computer embedded (incorporato) potrà comunicare direttamente il proprio stato (in termini di livello, temperatura e pulizia dell’acqua) al display nel cruscotto dell’auto del padrone di casa, mentre questi sta tornando dal lavoro e pensa a un bagno rilassante. Comunicare direttamente significa non avere la mediazione di server centralizzati, come succede attualmente nei sistemi domotici. Con uno smartphone potremo individuare nella rete i nostri elettrodomestici di casa, interrogarli per sapere in quale stato si trovano, e comandarli a distanza. Il tema è molto ampio, e vi dedicherò altri articoli in futuro, illustrandone gli aspetti legati alla ricerca scientifica e tecnologica, ma anche le possibili applicazioni, che spaziano dall’ambito industriale a quello del tempo libero.
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