Quello che i numeri non dicono

La  Regione Emilia-Romagna ha approvato con delibera di giunta regionale n. 510 del 23/04/2012  “Incentivi alla stabilizzazione” le disposizioni per l’attuazione della misura di agevolazione finanziaria alle imprese che assumono o che trasformano in contratti a tempo indeterminato rapporti di lavoro atipici e/o discontinui. I requisiti richiesti sono tanti, come i soliti passaggi burocratici, ma ce ne sono due – richiesta di fideiussione e reddito – che mi hanno spinto a scrivere una lettera aperta al Presidente della Provincia e agli assessori Regionali che hanno approvato la delibera. La propongo anche a voi.
Gentili,
facendo riferimento alla delibera n. 510 del 23/04/2012 desidero portare alla Vostra conoscenza il nostro caso. Abbiamo assunto in data 01/01/12 quattro collaboratrici a progetto con contratto a tempo indeterminato e la nostra azienda risponde ai requisiti richiesti per l’incentivo – compresa la possibilità di fornire fideiussione bancaria, che sappiamo bene quanto sia difficile ottenere con le banche sempre meno disponibili a concedere crediti e/o garanzie. Ma con sincera delusione, scopro che le assunzioni di cui sopra sono escluse dall’incentivo in quanto non conformi al requisito del reddito percepito dai collaboratori nei 36 mesi precedenti l’assunzione, che non avrebbe dovuto superare i 35 mila euro lordi in totale. Tradotto in busta paga, questo significa che ognuna di loro non avrebbe dovuto percepire più di 972 euro lordi mensili, ovvero, al netto, poco più di 650 euro. Abbiamo avuto la responsabilità di compensare il lavoro svolto dai nostri collaboratori con importi dignitosi, e veniamo esclusi dagli incentivi. Chi ne beneficerà? Davvero possiamo pensare che le aziende che hanno fatto contratti atipici e a basso prezzo, abbiano la maturità per sostenere una o più assunzioni a tempo indeterminato, con garanzia di stipendio minimo, durata e fideiussioni varie? Quale altra azienda che non abbia maturato questo tipo di mentalità potrà mai garantire la continuità e la sostenibilità del rapporto lavorativo negli anni a venire? Perché allora non premiare/aiutare quelle aziende che invece hanno già fatto la scelta giusta e che hanno solo bisogno di un incentivo a proseguire in questa direzione? Vi ringrazio per avermi letto e resto in attesa di una risposta che, sono certa, interesserà altre piccole imprese serie e volonterose come la mia.
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