Che fine ha fatto Fidenato?

L’affaire Fidenato non si è concluso bene. L’udienza definitiva tenutasi presso il Tribunale di Pordenone ha decretato un insuccesso per l’imprenditore che sta conducendo la sua “battaglia” contro il sostituto d’imposta, ossia contro l’obbligo per ogni datore di lavoro di trattenere le imposte per conto dei dipendenti e versarle all’Erario. Esattamente come le imposte indirette, il sostituto d’imposta è una tassazione invisibile, o quanto meno assai poco percepibile. Se oggi artigiani e commercianti detestano il fisco, mentre l’atteggiamento degli operai e degli impiegati è del tutto diverso, il motivo va trovato essenzialmente nel fatto che i primi devono periodicamente versare le proprie tasse allo Stato, mentre i secondi non sono interessati allo stipendio lordo e di fatto non hanno alcuna vera consapevolezza di quanto potrebbero essere più ricchi se vi fossero meno grandi opere inutili e inconcluse, meno sussidi alle imprese, meno sprechi di Stato, meno enti inutili, meno evasione. Non dimentichiamo che per una quota non insignificante dei lavoratori dipendenti, la scadenza della dichiarazione dei redditi coincide con un attivo: grazie alla grande quantità di soldi trattenuti nel corso dell’anno e grazie ad alcuni benefici fiscali, molti di quei lavoratori dipendenti che si recano ai Caaf per compilare la loro dichiarazione dei redditi si sentono dire che il prossimo stipendio sarà maggiorato di mille o più euro… Il fisco, insomma, non sottrae soldi, ma ne regala! Si deve a un grande economista italiano e studioso di scienze delle finanze, Amilcare Puviani, la formula “illusione finanziaria”, l’idea che lo Stato è portato a enfatizzare i benefici della sua azione e a minimizzare le conseguenze negative. Secondo Kant i domestici non erano meritevoli del diritto di voto, perché non erano soggetti davvero liberi. Per la legislazione vigente tutti i dipendenti non sono degni di avere un rapporto personale, trasparente e diretto con il sistema fiscale perchè non sarebbero in grado di gestire responsabilmente questo rapporto. Non vi pare vi sia una qualche analogia? E davvero non c’è in Italia un solo “progressista” che si ribelli?

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