I conti con le stelle

Cosa dicono all’Uomo questi corpi celesti che, immobili ed immortali, ci fissano, fin dalla notte dei tempi?

“Quando si guardano troppo le stelle, anche le stelle finiscono per essere insignificanti”, diceva Jules Renard. Eppure, al di là del provocatorio aforisma dello scrittore francese, resiste qualcosa, in quei corpi celesti stampati nella volta del cielo, che non smette di affascinarci. L’Uomo ha da sempre voluto e dovuto fare i conti con le stelle, misurando la sua voglia di assoluto proprio nel rapporto con gli astri.
Dalle stelle che Dante uscì a rivedere a quelle attraverso cui Confucio vide filtrare la luce dell’infinito, dalla stella danzante di Nietzsche alle stelle che decorano il cielo che domina sulla morale di Kant: sono innumerevoli le occasioni in cui i grandi uomini hanno fatto delle stelle un’unità di misura per gli slanci dell’anima. E ancora oggi, sfogliando riviste scientifiche, ci si può rendere conto di quanto il genere umano abbia voglia di alzare lo sguardo per restare a bocca aperta.
Foto di potentissimi telescopi che sbirciano negli ammassi di galassie, le spettacolari onde di luce emesse dal sole, analisi di raggi gamma al centro della nostra Via Lattea. E ancora: l’esistenza dei buchi neri, le costellazioni più vicine e quelle più lontane, il viaggio che la luce di alcune stelle ha iniziato per arrivare fino a noi 30mila anni fa.
Chiedersi come mai le stelle hanno avuto e continuano ad avere questo effetto su di noi è superfluo: la bellezza non deve giustificarsi. E le stelle rappresentano la bellezza più sublime, suggerendo un “altrove” che, per fortuna, non saremo mai in grado di raggiungere.

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