Orate per me, perché per gli altri nulla c’è

L’amministratore delegato dell’Unicredit, Alessandro Profumo, ha lasciato la banca con 40 milioni di euro di liquidazione e, per essere pignoli e volendo proprio fare due conti, scopriamo che la buonuscita corrisponde, euro più, euro meno, al taglio del 40% che lo stesso Profumo ha voluto assestare al premio aziendale 2010 ai dipendenti. Per non parlare poi del piano aziendale, sempre voluto da Profumo, che prevede 4700 esuberi in tre anni, concentrati soprattutto al Nord, da realizzare attraverso una spinta all’utilizzo delle operazioni bancarie automatizzate.

Leggo queste notizie in sala d’attesa davanti all’ufficio del mio consulente di riferimento dell’Unicredit, con il quale ho appuntamento quella mattina stessa per “discutere” di un addebito di poche centinaia di euro a mio avviso non dovuto e, “dimostrare” la meritocrazia della mia azienda nell’accedere a un “piccolo” finanziamento.

Mi assale un senso di sconforto e sconcerto e penso: come cittadina italiana mi sento sicuramente offesa dalle cifre iperboliche per la liquidazione di un a.d., ma dico sinceramente che ciò non mi disturberebbe più di tanto, se il sistema creditizio concedesse maggiori prestiti a chi ha voglia di intraprendere, se il 50% della giornata non fosse impegnato nel disbrigo di pratiche burocratiche, se il mercato del lavoro non avesse un sistema fiscale senza logica che non sia quello punitivo, se le banche aiutassero i piccoli imprenditori a superare le rigidità e le ottusità che spesso si nascondono nei puri calcoli matematici e tecnicismi, e se non fossimo in presenza di tante altre situazioni illiberali. E allora a questo punto dico: bravo Profumo!

Un furbetto come tanti, con una gestione fallimentare alle spalle ma ampiamente giustificata dal sistema.

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