La Camera Arbitrale Forense

Lo scorso novembre si è tenuto un importante seminario on line per la presentazione della Camera Arbitrale Forense di Reggio Emilia. L’invito è stato esteso ad alcune professioni ordinistiche come i notai, i dottori commercialisti e agli stessi magistrati, quali operatori di Giustizia, per la fondamentale interazione con altri professionisti, allo scopo di individuare strade nuove a tutela dei cittadini e dell’impresa. Quest’ultima è in particolare difficoltà per un radicale cambiamento delle prassi sociali, economiche e di lavoro, è protagonista di una vera e propria rivoluzione di fronte alla quale non possiamo rimanere semplici spettatori. Si aggiunga la rilevante lentezza del contenzioso che comporta di fatto una denegata giustizia ecco che emergono quegli elementi che ci debbono spingere a confrontarci su potenziali risorse da sfruttare e da introdurre. Il sistema della giustizia alternativa può essere una di quelle, e portare grandi benefici alla situazione di stasi della Giustizia che ammorba l’Ordinamento Giuridico. Il seminario ha proposto l’arbitrato amministrato gestito dalla Camera Arbitrale Forense reggiana come un’opportunità dell’impresa da cogliere in caso di conflitto tra le parti. Ma che cos’è l’arbitrato?
È uno strumento con cui è possibile risolvere le liti civili e commerciali, sia in ambito nazionale che internazionale, in alternativa alla giustizia ordinaria. Secondo il codice di rito con l’arbitrato le parti deferiscono la soluzione della controversia insorta a soggetti privati, gli arbitri. La decisione dell’Arbitro, definita lodo, è vincolante per le parti e produce gli stessi effetti di una sentenza. Ma chi è l’arbitro? Un professionista, generalmente un avvocato, competente nella materia nella quale è chiamato a decidere, dunque specializzato, terzo, indipendente, imparziale, nei confronti delle parti in conflitto e dei loro difensori, che viene scelto con particolare cura nell’elenco degli arbitri tenuti dalla Camera Arbitrale, trattasi di un giudice su misura. La terzietà degli Arbitri è garantita dalla sottoscrizione della dichiarazione di disclosure e dall’osservanza del Codice Etico adottato dalla Camera Arbitrale. All’atto della nomina l’arbitro deve dichiarare la propria indipendenza, imparzialità e terzietà dalle parti in conflitto, pena la ricusazione dello stesso e la cancellazione dall’elenco, qualora millanti competenze non in suo possesso. Come si attiva? Inserendo una clausola, definita clausola compromissoria nei vari contratti che l’impresa conclude per la sua attività commerciale e di produzione. Tutta la procedura arbitrale è coperta da riservatezza. Le parti in conflitto hanno la possibilità di mantenere le loro relazioni senza che la controversia insorta venga divulgata a terzi. Il procedimento arbitrale è un processo celere. Il tempo per la sua conclusione non può superare i 240 giorni dall’accettazione dell’arbitro nominato. Il termine per la pronuncia del lodo non può essere prorogato per più di due volte, per un termine massimo di ulteriori 180 giorni complessivi. A questo devono aggiungersi costi trasparenti e chiari, in forza del tariffario approvato dal Direttivo della Camera Arbitrale secondo il principio dell’equo compenso. Questi i punti di forza della Camera Arbitrale Forense reggiana, che assicura un ottimo servizio di gestione del conflitto con costi calmierati per la soddisfazione dell’impresa e del cittadino.

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