Il Digizionario!

Quando si parla di digital marketing ci si può trovare spesso a fronteggiare termini tecnici molto specifici. Sapreste comprendere di cosa si parla se qualcuno vi cita il Latent Semanting Indexing oppure la Keyword Proximity? Molto probabilmente no, e del resto proprio a questo servono i professionisti del settore. Tuttavia ci sono termini tecnici che vengono usati sempre più spesso e che ormai qualunque operatore d’impresa dovrebbe imparare a conoscere. Non si tratta più di termini futuristici e astratti, ma di solidi concetti economici. Eccovi una breve lista dei termini di digital marketing che a nostro giudizio dovreste assolutamente conoscere.

SEO
Si tratta dell’acronimo di Search Engine Optimization ed è l’arte e la scienza di rendere le pagine web interessanti per i motori di ricerca. Più precisamente, il SEO cerca di modificare particolari fattori noti per influenzare la posizione nei motori di ricerca, e per rendere alcune pagine più interessanti per i motori di ricerca rispetto ad altre pagine web che sono in competizione per le stesse parole chiave o frasi chiave.
L’obiettivo del SEO è quello di ottenere un posizionamento elevato nei motori di ricerca della pagina web. Migliore è l’ottimizzazione del motore di ricerca di una pagina web, maggiore è la classifica che otterrà negli elenchi dei risultati di ricerca. Questo è particolarmente importante perché la maggior parte delle persone che usano i motori di ricerca guardano solo la prima o due pagine dei risultati di ricerca. Per questo motivo, perché una pagina ottenga traffico elevato da un motore di ricerca, deve essere elencata in quelle prime due pagine, e più alta è la posizione meglio è.

CRO
Immaginate che il lavoro di SEO incanali molto traffico sul sito aziendale. Come si fa a sapere se è il tipo giusto di traffico? Tanti numeri, congetture, incertezze. E’ qui che ci vuole tutta l’arte di un professionista dei dati, uno che li sappia interpretare e trasformi i numeri in obiettivi, azioni desiderate, acquisti. Qui comincia il CRO, cioè la Conversion rate optimization, che è la scienza di far agire le persone una volta fatti arrivare sul proprio sito web, ed è l’insieme di tecniche, diagnostiche e sperimentali, volte a ottenere miglioramenti misurabili del tasso di conversione dei siti web.
Si tratta di un ambito in cui ha molto spazio la sperimentazione e la fantasia, perché ogni sito web o brand ha clientele e followers diversi: tutto finalizzato all’ottenimento del risultato.

Blockchain
Questo è il nome della tecnologia alla base di Bitcoin e di molte altre criptovalute. È un data base per la registrazione di transazioni, più comunemente noti come blocchi (blocks). La tecnologia Blockchain consente agli utenti di condividere con tutti gli utenti in modo anonimo il loro libro mastro di transazioni. Il record degli eventi viene distribuito a tutti i partecipanti in una data rete, che a loro volta usano i loro computer per convalidare le transazioni; eliminando così la necessità di avere un intermediario di terze parti, come potrebbe essere una banca.
I registri Blockchain possono essere aggiornati solo per consenso della maggioranza dei partecipanti al sistema e, una volta inserite, le informazioni non possono mai più essere cancellate, fornendo in questo modo una traccia di controllo dettagliata di tutti gli eventi associati impedendo, tra le altre cose, l’immissione nel circuito di valuta non autorizzata.

Digital analytics
La digital analytics è la metodologia comprendente la raccolta, la misurazione, l’analisi, la visualizzazione e l’interpretazione di dati digitali che illustrano il comportamento degli utenti su siti Web, siti mobili e applicazioni mobili.
Un componente importante dell’intelligenza digitale, la digital analytics consente ai marchi e ai proprietari di siti Web di comprendere in che modo i loro siti e app vengono trovati e utilizzati. Utilizzando i dati emersi dalla digital analytics, le aziende possono ottimizzare l’esperienza del cliente sui propri siti Web, siti mobili e app mobili e anche ottimizzare il ROI (l’indice di ritorno sull’investimento) del marketing, l’offerta di contenuti e le prestazioni aziendali complessive. Può essere chiamata anche web analytics.

Cp… – Cost per…
CpC, CpA, CtR, CpO e CpM sono tutte metriche di marketing online che stabiliscono il costo dei varie spazi pubblicitari e quindi delle campagne.
Il Cost per Clic (CpC) è un modello di determinazione del prezzo, in base al quale gli editori addebitano il costo per le aziende per ogni clic fatto da persone su un annuncio visualizzato, che porta quindi le persone al sito web dell’azienda.
Esiste anche il CpA, Cost per Acquisition, ed è un modello di pricing in cui le aziende vengono addebitate dalle piattaforme pubblicitarie solo quando vengono generati lead, vendite, conversioni o comunque viene completata da parte dell’utente una determinata azione obiettivo. L’aspetto più interessante del CpA è che l’azienda paga solo per i risultati che desidera ottenere.
Il CtR (Click through Rate) identifica la percentuale di persone che fanno clic sul link solitamente collocato in un’e-mail, un annuncio, una pagina del sito web, ecc. Si tratta pertanto di un indicatore di performance delle campagne di marketing online che permette di misurare l’efficacia di una qualsiasi inserzione a pagamento sul web.
Il CpO sta per Cost per Order ed è un pricing adottato specificatamente per i siti di vendita online. Il CpO stabilisce infatti la quota di denaro speso in attività di marketing per generare una vendita.
Il CpM, cioè costo Costo per Mille, è infine un modello di pricing in cui vengono acquistate le impressions pubblicitarie (visualizzazioni del banner) a blocchi di un migliaio. È sicuramente tra le forme di vendita pubblicitaria preferita daglie editori, ed è efficace soprattutto se l’obiettivo dell’inserzionista è quello di un generico aumento della conoscenza del marchio.

Community management
In breve, si potrebbe definire il community management come “un ibrido tra marketing e servizio al cliente al tempo dei social network”. Ma questo non inquadra esattamente cosa significhi essere un community manager. Esiste una complessa alchimia tra i dati tecnici di marketing e il collegamento con i clienti. I fattori da tenere in conto non sono solo numeri e conversioni, ma anche con i feedback dei clienti per migliorare l’esperienza e il brand da proteggere e promuovere.
Tuttavia il community management non ha comportamenti o regole fisse, la gestione di una community di clienti/utenti varia sempre da brand a brand ed ogni community manager può usare un proprio stile.

KPI
I Key performance indicators, cioè gli indicatori chiave di prestazione (KPI) sono un insieme di misure quantificabili che un’azienda utilizza per valutare le sue prestazioni nel tempo. Queste metriche sono utilizzate per determinare i progressi di un’azienda nel raggiungimento dei suoi obiettivi strategici e operativi, e anche per confrontare le finanze e le prestazioni di un’azienda con le altre aziende nel proprio settore.
I principali indicatori, oltre a quelli generali, sono gli indicatori di qualità, gli indicatori di costo e gli indicatori di servizio.

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