Quel miracolo a Santa Vittoria

stefanocampani_optQuando la Cooperativa Braccianti di Santa Vittoria acquistò le proprietà del conte Greppi, nel 1911, decine di soci, lavoratori dei campi poveri e illetterati, firmarono l’atto con una X. Due di loro erano minorenni, e l’atto dovette essere sottoscritto dai genitori: anche loro firmarono con una X. Santa Vittoria di Gualtieri è un posto speciale nella storia della cooperazione reggiana, un po’ come Massenzatico. La storia veramente gloriosa di questi braccianti, che alternavano il lavoro dei campi con quello di violinisti nelle feste di paese, è ora raccontata anche dal film “Denominazione di origine popolare” del regista reggiano Nico Guidetti.

In tempi di crisi e di incertezza è più facile guardare al passato tendendo ad idealizzarlo, e dimenticare che contesti storici completamente differenti rendono difficilmente ripetibili esperienze che hanno avuto successo in altre epoche e condizioni. Eppure fa veramente bene guardare a vicende come quelle della Cooperativa Braccianti di Santa Vittoria. In primo luogo perché in questo modo è possibile capire quanta strada sia stata fatta. Se aree paludose dove dominavano la miseria più nera e la pellagra, dove il conte Greppi alla vigilia di Natale poteva permettersi di lanciare le monetine dal balcone a una folla di contadini straccioni, oggi sono invece parte di una pianura ubertosa che ha dato benessere e stabilità a migliaia di famiglie, significa che siamo autorizzati a guardare al futuro con ottimismo. In fondo, il compito che ci aspetta è molto meno gravoso di quello assolto da chi ci ha preceduto. Soprattutto, voltarsi indietro deve essere un monito per chiunque lavori oggi nella cooperazione, sia per l’amministratore delegato della grande impresa cooperativa che per la cassiera del supermercato. I cooperatori di oggi hanno ereditato una grande storia, hanno il dovere morale di renderla ancora più grande e tramandarla alle generazioni successive.

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