Mille schifosissimi euro

di Paola Caiti

Ho visto un ragazzo di 23 anni piangere perché la sua banca gli ha concesso 15 giorni, a partire dal 23 dicembre scorso, per rientrare dal fido che aveva ottenuto grazie al lavoro che aveva. Stiamo parlando di 1.000 schifosissimi euro che ha utilizzato per comprarsi un’auto usatissima che gli consentisse di presentarsi ogni giorno al lavoro. Lavoro umile quanto dignitoso e stagionale: dalla scadenza di dicembre, un nuovo contratto di lavoro gli è stato offerto solo a metà febbraio.
Ma la banca non aspetta. La banca pretende il rientro: subito! Pena la segnalazione presso la centrale crediti, ovvero l’impossibilità per il giovane, per trentasei mesi, di accedere a un finanziamento, di richiedere un mutuo, di aprire un conto corrente bancario, di avere una carta di credito o un bancomat. Una marchiatura a fuoco, che condanna all’oblio senza che nessuno se ne accorga. Si può essere così disumani? Il nostro le ha provate tutte: non si è sottratto al proprio debito, ha tentato di proporre un piano di rientro ragionevole e la ricerca di un lavoro alternativo, ma il direttore della banca non ha voluto sentire ragioni. A peggiorare la situazione anche l’imminente trasferimento del sudetto direttore, che non vuole lasciare pratiche in sospeso.
Questo ragazzo non è altro che un numero e i numeri non sono interpretabili: possono solo essere sommati, moltiplicati e cancellati. Ma io non posso accettare che questo Paese generi un sistema in cui si preferiscano il profitto, le regole, la matematica al futuro di un giovane onesto, corretto e che ha voglia di mettersi in gioco. Certo, ognuno è libero di scegliere da che parte stare: se da quella umana o da quella del cinismo sfrenato. Ma la situazione del nostro Paese mi pare denoti significativamente che c’è qualcosa che non va e le banche in tutto ciò hanno una loro parte di responsabilità.
Ma in fondo di cosa mi stupisco? Ormai il teatrino che si recita in banca è nel repertorio di ogni cabarettista: chiedo un prestito per acquistare una casa e la banca mi chiede se ho case da offrire come garanzia. Se avessi avuto una casa da offrire come garanzia non avrei chiesto soldi per comprarla… O no? Forse gli unici a non arrivarci sono i banchieri. Che una casa ce l’hanno senz’altro.
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