Prima che la nave affondi

Voglio inaugurare questo mio nuovo spazio delineando i contorni di tre problemi del nostro Paese che meritano l’adozione di una linea politica risolutiva.

Inefficienza burocratica. Siamo il Paese in cui, per aprire un’impresa, sono necessarie pile di documenti e mesi di attesa, in cui una causa civile dura in media tre anni e dove qualsiasi attività economica è regolata da farraginose leggine spesso disattese. Questo intricato quadro normativo è incomprensibile per le imprese straniere, ovviamente riluttanti a compiere in Italia investimenti di lungo periodo. Il prossimo governo italiano deve assolutamente portare avanti un radicale processo di semplificazione burocratica e ammodernamento tecnologico, migliorando la vita delle imprese in sede di costituzione, di sviluppo del proprio business e di eventuale contenzioso. Questo processo va inderogabilmente intrapreso entro l’anno, se necessario passando sopra agli interessi delle varie caste di burocrati italiani.
Tassazione record. La pressione fiscale in Italia è sempre stata vergognosamente elevata e si è ulteriormente inasprita a causa delle misure messe in campo per riassestare il bilancio pubblico, salvato dal baratro a fine 2011. Passata – per ora – l’emergenza, è essenziale un abbassamento delle tasse che rilanci il potere d’acquisto e lasci alle imprese un po’ più di risorse da investire nel proprio business, proteggendole dal costante rischio di affondare.
Demagogia e conservatorismo politico. Dire che lo spread non esiste e che l’Italia dovrebbe tornare alla lira è un punto di vista stolto se sostenuto dall’avventore di un bar, diventa un’esternazione pericolosa e irresponsabile se pronunciata da un politico esposto ai riflettori della stampa mondiale. Per rilanciarsi, l’Italia ha bisogno di guide competenti, che conoscano i meccanismi dell’economia internazionale, le sue complessità e perfino le sue contraddizioni. Ha bisogno di persone responsabili, che promuovano nel mondo il meglio del nostro sistema produttivo e istituzionale, tenendo a mente che la nostra economia è legata a doppio filo alla nostra credibilità internazionale. Non c’è più spazio per variopinti estremismi, autarchie suicide e ottusi nazionalismi, se mai ce n’è stato. Dobbiamo non solo essere, ma anche apparire come un Paese proteso verso il mercato globale e l’innovazione tecnologica e sociale.

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