Un bavaglio al sole

Non molto tempo fa hanno fatto scalpore le dichiarazioni della Fornero che, nel corso di un convegno a Torino, ha chiesto ai giornalisti di uscire dalla sala, per timore di essere fraintesa, come a suo dire sarebbe accaduto con il ben noto invito a non essere choosy rivolto ai giovani italiani. Se è pur vero che i giornalisti sono spesso alla ricerca della frase a effetto e della polemica montata ad arte, è anche da considerare che un ministro della Repubblica, in una situazione del genere, dovrebbe pensare prima di tutto a dosare le parole e, solo in seconda battuta, lamentarsi di un eventuale trattamento scorretto da parte dei professionisti dell’informazione. Francamente è difficile accettare qualsiasi pezza per giustificare la scelta di un termine irrispettoso, che banalizza la piaga della disoccupazione giovanile nel nostro paese.
Vorrei accostare a questo, un altro fatto più o meno recente: la sezione milanese del Movimento 5 Stelle ha pubblicamente rivolto ai giornalisti un vademecum sul vocabolario da usare quando scrivono del movimento stesso. Ecco che quindi il termine grillini non dovrebbe essere usato, così come il termine leader (meglio portavoce). Appare quantomeno strano che un movimento (a proposito: guai a chiamarlo partito!) capeggiato da chi fa della storpiatura dei nomi di avversari o protagonisti della vita economica del nostro paese una cifra stilistica dei comizi (Rigor Montis, Pdmenoelle) senta di dover suggerire ai giornalisti una terminologia specifica da usare.
Solo una domanda: riusciranno i giornalisti a fare il loro mestiere? O la politica – e su questo il Palazzo dei poteri forti e i movimenti di antipolitca non sono molto differenti – troverà altri bavagli? Lo scopriremo, certo, nelle prossime puntate della telenovela Italia.

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