Rincorri il sogno americano

Cosa fa un cowboy nel selvaggio West? Monta a cavallo di un sogno. Cowboys di tutto il mondo armatevi di buona volontà e partite alla volta della terra promessa, che offre a ogni uomo, ricco o povero, nero o bianco, le stesse opportunità. Bene ma… dov’è questo famigerato West? Gli statunitensi Thomas Friedman e Michael Mandelbaum dubitano che l’America incarni ancora la terra promessa e nel libro That used to be us (Così eravamo noi, ndr) ne lamentano il declino. I due non si limitano però alle critiche e propongono la ricetta della prosperità: investimenti in ricerca e sviluppo, istruzione pubblica, potenziamento delle infrastrutture, regolamentazione del settore privato e porte aperte all’immigrazione.
Qual è dunque quel Paese che risponde oggi a tutti questi requisiti? Il professor Franco Mosconi, partendo da alcune considerazioni dell’economista André Sapir e combinandole con le osservazioni del germanista Claudio Magris, non ha dubbi: la Germania è il luogo in cui lo sviluppo economico non avviene a scapito della giustizia sociale. Il modello tedesco della soziale Marktwirtschaft (economia sociale di mercato, ndr) è uno dei pochi esempi di capitalismo in grado di conciliare efficienza ed equità: lo stato tedesco promuove la libera iniziativa ma interviene laddove il privato non è in grado di garantire, oltre al progresso economico, quello sociale.
La Germania dunque non è la locomotiva d’Europa perché sfrutta le persone perseguendo l’idolo di un profitto senz’anima, ma perché promuove un capitalismo umano in cui le imprese investono nella salute dei dipendenti, concedono loro importanti spazi decisionali, li aiutano a conciliare lavoro e famiglia offrendo orari flessibili, salari adeguati e opportunità di formazione. In Germania nel 2010 è stato investito in ricerca e sviluppo il 2,82% del Pil (in Italia l’1,26%) e una laurea triennale ha un costo medio di 200 euro a semestre cui si aggiunge, per tre stati soltanto, un versamento iniziale di 300-500 euro. In Germania, insomma, è ancora vivo quello spirito comunitario di cui parlava Clinton in un suo famoso discorso agli elettori, ed esistono tutte le condizioni per consentire a quelli che in altri Paesi sono outsider (giovani, immigrati, etc) di sprigionare la loro energia positiva.
È verso la Germania che si rivolgono i sogni infranti delle giovani generazioni, europee ma non solo. Un mese fa sedevo in una mensa aziendale a Bonn. Di fianco a me, due immigrati conversavano in un ottimo tedesco. Lui, colombiano, lodava il locale sistema di previdenza sociale che, attraverso varie forme di contributo (sussidi per congedi parentali, casa, prima infanzia e cura del bambino), gli permetteva di crescere i suoi due figli senza particolari sacrifici e promettere loro un futuro migliore. Lei, napoletana, fidanzata con un tedesco, commentava in questi termini la nazionalità del suo compagno: «Deutsch ist gut» («Tedesco è cosa buona», ndr). È dunque la Germania la nuova America cui guardare per rendere il nostro Paese un po’ più efficiente e giusto e risvegliare l’Italia dal brutto sogno delle opportunità perdute. Perché l’America, in fondo, siamo noi a farla.
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