Lei non può morire qui

A Palazzo Chigi, per esempio, esiste una struttura sanitaria immune ai tagli. I nostri beneamati privilegiati potranno continuare ad avere i loro vantaggi: dodici medici specialisti, nove infermieri, sette impiegati, cinque funzionari, otto collaboratori e un numero elevato di consulenti che si occupano solo ed esclusivamente dei 1.300 dipendenti del Governo. Una struttura che – stando a quanto scrive Il Fatto quotidiano – costa allo Stato 3 milioni di euro l’anno, oltre al costo delle visite intascato dai medici a libro paga di Palazzo Chigi. É sufficiente prendere un appuntamento e la visita è garantita in tempi rapidissimi, spesso anche il giorno dopo, a prezzi politici, in uno dei due ambulatori, uno dentro Palazzo Chigi, al secondo piano, e uno nella sede della Presidenza del Consiglio di via della Mercede.
Fa un certo effetto sapere che mentre si parla di risparmiare milioni su medicine, siringhe, lenzuola dei letti d’ospedale, stipendi degli infermieri nessuno pensi di toccare questo vergognoso privilegio. Ma che sanità pubblica è? Non dovrebbe essere – come la giustizia – uguale per tutti?
Da quanto si apprende dai quotidiani altre possibili aree d’intervento per ridurre la spesa pubblica sono il blocco delle telefonate da fisso a mobile, la riduzione del consumo energetico, della carta e cancelleria varia, la riduzione dei metri quadri per ufficio per terminare poi al sistema unico delle presenze. Mi chiedo: questo Governo ci fa o ci è. Rivedere la spesa significa fare sul serio: tagliare le auto blu, tutte; eliminare le province, tutte; tagliare i costi della politica, tutta; cancellare le nomine politiche nella Pa, tutte; tagliare enti inutili, tutti; ed eliminare le vergogne come l’ambulatorio di Palazzo Chigi, tutte.
Un ricordo di qualche anno fa: “Mi scusi, ma suo padre non può morire qui; si cerchi un altro posto, abbiamo bisogno di letti”. Che sostino nelle corsie e si sentano dire che non hanno diritto a un letto dove morire, come tutti i comuni cittadini.


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