La proprietà privata è un gioco (per iPhone)

Il marketing B2B nel nostro Paese resta legato a modalità piuttosto tradizionali. Lo rivela una recente indagine, condotta da Cribis in collaborazione con Il Sole 24 ore su 278 aziende italiane, per fare il punto sulla relazione delle nostre imprese con il web. Dalla ricerca emerge un’inversione di rotta per quanto riguarda i canali pubblicitari tradizionali, penalizzati da costi elevati e valori di Roi non soddisfacenti. Vengono piuttosto privilegiati canali e strumenti del marketing relazionale – dalle fiere, presenziate dal 42% del campione, ai workshop, organizzati dal 41% delle aziende intervistate – e le tecniche di consumer engagement, sia online sia offline.
Ma l’aspetto più interessante dell’indagine sono le statistiche di previsione sui mezzi che saranno utilizzati nei prossimi 2/3 anni: le aziende dichiarano di voler sfruttare sempre più le potenzialità di social media, mobile marketing e pubblicità online per restare al passo coi tempi e ottimizzare il coinvolgimento del cliente. Vedremo ciò che accadrà ma, intanto, c’è chi sta già utilizzando questi canali di comunicazione innovativi, anche nel B2B.
Questo mese vi propongo il caso di Terraquest, società di consulenza aziendale e di gestione immobiliare, che ha recentemente adottato un approccio innovativo per il suo marketing, lanciando il mobile game The Property Puzzle Game. Il gioco testa la capacità di chi lo usa nel getting right people in the right places – saper mettere le persone giuste nel posto giusto – gestendo in modo intelligente le informazioni disponibili su un immobile. L’utente, trascinando l’icona del potenziale acquirente sugli immobili disponibili nel proprio terreno, deve raggiungere il miglior obiettivo-punteggio in termini di costo e di efficiency targets. Con questa operazione, Terraquest non vuole solo aumentare il numero dei clienti, ma soprattutto fidelizzarli e – usando le parole del marketing coordinator di Terraquest, James Howgego – «più di ogni altra cosa, collocare saldamente il brand nella mente della gente». Funziona?
Sembrerebbe proprio di si. Lanciato in aprile, senza alcuna campagna iniziale o attività di relazioni pubbliche, il mobile game ha già ottenuto 202 visite da 59 visitatori con un tempo di gioco medio di 22 minuti.
Non abbiamo certo nulla da invidiare in tema di qualità e creatività al resto del mondo. Forse, ci manca solo un po’ di coraggio per fare scelte fuori dagli schemi. Il fatto che qualcuno l’abbia già fatto – e con successo – potrebbe essere la molla giusta per farci fare uno scatto anche nel marketing B2B. Sperando che l’ardua sentenza non sia da affidare ai posteri.

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