Non vendere la pelle dell’orso

Con la vendita di indaco da parte di un mercante indiano a uno egiziano, che aveva venduto cotone a un mercante romano, il quale a sua volta aveva promesso cuoio e vino a un persiano, che sulla fiducia l’aveva pagato… Così cominciò forse la prima bolla speculativa
Che siano le pelli degli orsi non ancora uccisi, i bulbi dei tulipani olandesi del 1637 non ancora fioriti, o i mutui concessi a clienti squattrinati su case dai prezzi gonfiati, il genere umano nel corso della sua storia ha sviluppato una propensione così forte all’astrazione per il profitto, che la realtà delle cose è spesso uscita dal suo controllo. I nostri avi se ne resero conto già tra il XIV e il XV secolo, quando le miniere d’argento dell’Est Europa, che avevano – sempre più a stento – sostenuto la crescita dell’Europa medioevale, si esaurirono: una creazione di ricchezza non saldamente ancorata a plausibili prospettive di crescita non è, nel lungo termine, sostenibile. Oggi invece fin dove potrà arrivare la gara di virilità delle megalopoli che da decenni si rincorrono nel costruire torri sempre più alte? Il grattacielo più alto del mondo, il Burj Khalifa, sancisce il primato di una città, Dubai, che si erge nel bel mezzo del nulla e che sopperisce alla carenza di acqua e vegetazione con l’abbondanza di petrolio: non si beve né si mangia, ma fornisce i mezzi per importare prodotti alimentari e desalinizzare l’acqua del mare. A Dubai l’impossibile diventa possibile… Almeno fino al giorno in cui si esauriranno le risorse petrolifere e la città si accorgerà che trascendere i limiti non è, quando si parla di risorse finite, umanamente possibile.
Alcuni se ne sono già accorti e hanno identificato nell’attuale mancanza di fiducia dei mercati e dei consumatori un interessante bacino di domanda per beni tangibili, concreti: un lingottino d’oro ad esempio, disponibile agli automatici di Gold to go anche in due aeroporti italiani. L’impresa tedesca Ex Oriente Lux AG, che ha lanciato le prime macchinette al mondo per la vendita di oro prêt-à-acheter, ha interpretato correttamente il messaggio implicito nell’aumento vertiginoso del prezzo dell’oro negli ultimi cinque anni: in un momento storico in cui l’economia nominale sembra essersi staccata da quella reale, un’oncia d’oro acquista sempre più valore rispetto a quel pezzo di carta che chiamiamo banconota o, a un livello ancora più astratto, alle serie di numeri senza anima né sostanza sui nostri conti online.
L’implosione delle bolle speculative parla chiaro: una crescita economica in cui la creazione di valore nominale non si fonda sulla presenza di un controvalore reale ha i giorni contati. Il funzionamento di un gurdwara, il luogo di culto del sikhismo, fornisce a questo proposito un ottimo esempio di sostenibilità: in un gurdwara, la tradizione del seva (lett. servizio) chiama i visitatori del tempio a prestare un corrispettivo in natura, tempo o denaro per sostenere la comunità e il funzionamento del tempio stesso. I fedeli portano cibo, spazzano il pavimento del tempio, o puliscono le scarpe di coloro che entrano (nei gurdwara, come nei templi indù, si entra scalzi, ndr) e in cambio ricevono un ambiente pulito e ospitale e la possibilità di consumare un pasto gratuito nel langar, la cantina del tempio. Il sistema del gurdwara funziona da secoli proprio in virtù di un delicato equilibrio tra ciò che viene offerto e ciò che viene consumato. Il segreto è la consapevolezza che è responsabilità di ciascuno preservare il tempio, la terra e il benessere economico, patrimonio di tutti.
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1 Comment

  1. mauro tranquilli 24/08/2012 Reply

    ottima sintesi
    abbiamo costruito un mondo di solo futuro…….noi che siamo a tempo

    grazie silvia
    mauro tranquilli

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