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Quante volte mi sento chiedere: “Ma tu giochi in borsa?”. Nell’immaginario collettivo il trading è percepito come un gioco: i trader novizi, abilmente stimolati da pubblicità ad hoc ed attratti dall’illusione di rapidi e facili guadagni, pagano spesso un conto salato per una errata interpretazione della speculazione.

Nonostante il senso comune abbia conferito a questo termine un’accezione moralmente negativa, etimologicamente deriva dal latino specula (vedetta), da‘specere’(scrutare) e in senso traslato significa ‘guardare nel futuro’.

Premesso che nessun essere umano e nessun trading system possono prevedere il futuro, lo speculatore professionale assume posizioni in base ad aspettative sull’andamento futuro di una o più variabili aleatorie, e ciò che lo distingue dal giocatore d’azzardo è che il suo risultato non è determinato dal caso (nel lungo termine gli effetti della fortuna e della sfortuna si compensano). Egli è costantemente consapevole dei rischi che sta correndo, ha già preventivato una via d’uscita d’emergenza e soprattutto ha già stabilito a priori la perdita massima sostenibile, identificando un livello di prezzo raggiunto il quale sarà necessario concretizzare una perdita, prima che questa si trasformi nel cosiddetto catastrofic loss.

Il rischio rovina è sempre dietro l’angolo e può verificarsi con un’unica operazione gestita male, che può andare ad inficiare i profitti di innumerevoli piccoli gain precedenti, distruggendo il capitale psicologico, oltre che quello economico.
Il giocatore d’azzardo è interessato esclusivamente al profitto e non alla qualità del profitto, subisce gli eventi anziché dominarli, perché privo di metodo e di una view imprenditoriale.

Il denaro nella speculazione deve essere considerato un mero strumento e non un fine: se si inizia a fantasticare su ciò che si potrebbe comprare coi soldi guadagnati o con ciò che si sarebbe potuto comprare con quelli persi, si esce dal trading e si entra nel mondo delle illusioni. I peggiori compagni di viaggio di ogni scommettitore sono le aspettative, i desideri, la speranza e l’illusione, tutti elementi che hanno come comune denominatore l’eccesso.

Il giocatore che si intestardisce sulle proprie convinzioni senza concedersi il beneficio del dubbio, con la presunzione di avere ragione e ignorando l’evidenza dei fatti, si predispone a un suicidio finanziario. Nutrendosi di emozioni, non conosce la prudenza, né l’arte dell’attesa e spesso gioca per un inconscio inseguimento delle perdite.

Il vantaggio statistico garantito dal calcolo delle probabilità è un elemento fondamentale per approcciarsi alla speculazione senza andare incontro a un fallimento certo, ma l’aspetto più complicato da gestire dopo che la posizione è stata aperta è l’emotività, che coinvolge inevitabilmente chiunque e può essere dominata solo con l’esperienza.
Diciamolo: l’esperienza è l’insegnante più esigente che possiamo incontrare, dal momento che prima ci fa l’esame e solo dopo ci spiega la lezione.