Il tempo, intanto, crea eroi

Tra i necrologi pubblicati all’inizio di ottobre da un importante quotidiano ne spiccava uno dedicato ad Ernesto “Che” Guevara. Il guerrigliero argentino era ricordato da un breve messaggio anonimo nel giorno dell’anniversario della sua morte. Le prime pagine dello stesso quotidiano erano poi occupate da cronache e commenti riguardanti la morte di Steve Jobs, anima della Apple. Un istantaneo, inevitabile collegamento tra le due morti porta così ad una riflessione. Quarantaquattro anni separano l’esecuzione del Che dalla morte di Jobs e molta acqua è passata sotto i ponti, eppure un filo lunghissimo ed indistruttibile sembra collegare questi due personaggi. Con modalità talmente diverse da non essere apparentemente nemmeno paragonabili, Steve Jobs ed Ernesto Guevara sono entrambi divenuti simboli, leader e rappresentazione di capacità e coraggio.

In una parola, sono stati e sono tuttora entrambi considerati eroi. Un geniale profeta della tecnologia ed un guerriero socialista hanno sicuramente ben poco in comune: ciò significa allora che l’epoca vissuta dal Che e la nostra, quella dell’epopea di Jobs, non hanno nulla da spartire? Significa forse che quei quarantaquattro anni hanno cancellato ogni possibilità di dialogo tra due momenti storici ormai lontani?  Il bisogno di eroi è, per l’Uomo, quanto di più atavico si possa immaginare. Il filo che lega il Comandante Guevara e Steve Jobs è l’espressione della necessità e della capacità, proprie di chiunque, di intuire la grandezza umana in persone (o meglio in personaggi, ormai proiettati in una dimensione atemporale e leggendaria) fuori dal comune. La Apple e la rivoluzione cubana non sono facilmente assimilabili, è vero, ma se c’è qualcosa che allontana veramente la nostra epoca da quella di Che Guevara è la tragica facilità con cui, ai giorni nostri, si scambia l’eroismo con la tracotanza. Il culto del Capo ha sostituito il bisogno di eroi: dai partiti alle strade, fino alla quotidianità dei luoghi di lavoro il potere si materializza in una miriade di dirigenze inadeguate, di leader incompetenti, di sbruffonaggine ignorante. Ben vengano gli eroi, quindi, se la grandezza delle loro idee (da “hasta la victoria” a “stay foolish, stay hungry”) è in grado di spazzare via la pochezza dei mediocri.

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