L’esempio svizzero

di Davide Caiti

Sapete che lo stipendio di un consigliere regionale italiano pesa sulle casse pubbliche (italiane anch’esse) più di quello del premier spagnolo, francese o brasiliano? Un eletto alla Regione Calabria, al netto di alcune indennità, percepisce uno stipendio di 11.316 euro al mese. Zapatero si ferma a 7.296 euro mensili, Sarkozy a 6.714. Lula non arriva a tremila. Per restare in Calabria, un consigliere regionale guadagna più dei suoi omologhi di Belgio, Germania e Svizzera messi insieme. Nella regione belga delle Fiandre, che ha 2.435.879 abitanti, cioè un milione in più della Calabria, lo stipendio medio di un consigliere è di 5.500 euro. In Germania, nell’area di Amburgo (1.777.373 abitanti) la cifra percepita dall’eletto del popolo è di 2.280 euro.

In Svizzera i membri del parlamento federale percepiscono un salario nullo perchè lì la politica non è un mestiere. E allora: lo zero degli svizzeri, più i 5.500 dei belgi più i 2.280 dei tedeschi (anche se in certe zone guadagnano anche di più) fanno in totale 7.780 euro. Molto meno di quelli di un politico di Cosenza o dei consiglieri pugliesi rimborsati con la bella cifretta di 10.433 euro al mese. E si tratta di gruzzoletti nei quali non rientrano altre voci come l’indennità di presenza o i rimborsi chilometrici. Insomma… il percepito è ben più alto. Prendiamo il Molise: l’amministrazione regionale conta 800 dipendenti, cioè 26 amministratori ogni 10mila abitanti mentre la media nazionale è di 10 ogni 10mila. Elevato anche il tasso di dirigenti in rapporto ai dipendenti (119 dirigenti ogni 1000 assunti). Senza considerare che nel numero abnorme di consulenti messi in campo dalla Regione c’è chi arriva a guadagnare 210.716 euro annui. I consiglieri delle società possedute dalla disastrata Regione Lazio incassano ogni anno due milioni di euro. E si tratta solo delle società controllate, che sono 12, cui andrebbero aggiunte le partecipate che sono 50. Il Piemonte ne ha 217, l’Umbria 180. In Puglia, per esempio, sono appena stati aumentati gli stipendi dei direttori delle Asl e dei manager.

Ma a guardare tra i dati prodotti dalle amministrazioni si scopre di peggio: ad esempio che i novanta consiglieri siciliani si sono attribuiti 5.000 euro a testa di indennità per le spese dell’ultimo viaggio sostenuto. Hanno stipendi come quelli dei senatori a Roma: 19.685 euro netti al mese, più autista, cellulari di servizio e rimborsi viaggio. Per il logo della Regione sono stati stanziati e spesi 216mila euro. A fronte di tutto ciò si sentono poi dei consiglieri provinciali che si lamentano pubblicamente del gettone da mille euro mensili, col quale non riescono a vivere. Detto questo, è corretto ricordare che esistono Regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, che si distinguono per essere virtuose e che verranno messe ingiustamente in difficoltà dagli iniqui tagli proposti dal Governo. Sono del parere che tagliare i costi della politica sia una delle più efficaci terapie che il nostro Paese possa perseguire per rimettersi in piedi, sebbene il taglio debba essere fatto con giudizio, guardando i risultati ed i servizi che finora, caso per caso, si è stati in grado di garantire. L’anomalia italiana sta nel fatto che il politico, avendo accesso ai benefici di cui sopra, ha – e avrà – come unico interesse quello di farsi rieleggere a tutti i costi. Fare politica non può essere un lavoro: troppi interessi, troppo poco controllo. Forse, in questo caso, dovremmo proprio guardare alla Svizzera e al suo concetto di politica come servizio, non come lavoro.

*I dati citati sono estrapolati dal libro “La casta delle regioni” di Elio Fucillo (Editori Riuniti).

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