Il paese degli eroi di carta

di Caterina Tonon

I libri sono di tutti. Intrinsecamente democratici, non appartengono a chi li scrive, ma a chi li legge. È questo l’assunto fondamentale da cui bisognerebbe partire ogni volta che si discute di letteratura, per evitare ogni tentazione di strumentalizzare un prodotto culturale attribuendogli un colore. Proprio questo vizio di fondo, dal 2006, anno in cui Mondadori ha dato alle stampe Gomorra di Roberto Saviano, alimenta il dibattito che, partendo dall’interrogativo «Gomorra fa bene o fa male all’Italia?», ha finito col diventare una fuorviante guerriglia, spesso politicizzata, che ha per oggetto il suo autore. Se si può sorvolare sulle opinioni di Borriello e Cannavaro (che hanno accusato Saviano di dare un’immagine fuorviante e controproducente dell’Italia e di Napoli), è più difficile considerare semplici scivoloni gli attacchi mossi a Saviano da esponenti della politica e del giornalismo italiano, a partire dal Presidente del Consiglio, che si è detto intenzionato a «strozzare» gli autori di prodotti culturali contro la mafia, e proseguendo con Emilio Fede e il suo «non se ne può più».

Fino agli ultimi attacchi provenienti da una certa sinistra, che recentemente ha eletto a suo portavoce il sociologo Alessandro Dal Lago, autore del volume Eroi di carta pubblicato da Manifesto Libri. L’eroe di carta in questione, altri non è che Saviano, la cui figura di intellettuale viene analizzata da Dal Lago con piglio accademico. Nelle pagine del suo pamphlet, il professore accusa Saviano di essere non solo un «cattivo scrittore» mal informato, ma soprattutto un populista affetto da moralismo semplificatore. Dando per scontate le buone intenzioni di Dal Lago e ritenendo comunque utile una riflessione dal punto di vista culturale e filologico sul fenomeno editoriale più clamoroso degli ultimi anni, risulta difficile non riconoscere la pericolosità di un simile approccio. Le considerazioni del sociologo sono state private del loro valore letterario e culturale e sono diventate immediatamente un’arma politica.

Così Eroi di carta ha subìto la stessa strumentalizzazione imputata a Gomorra, con l’estrema conseguenza che il suo autore è diventato a sua volta un eroe, un paladino dell’antisavianesimo. Una sorte inevitabile, finché si continuerà a dimenticare che, anche quando veicolano delle opinioni, i libri non dovrebbero avere appartenenza né colore, proprio perché manifestazione del supremo diritto alla libertà di espressione. Così come è inevitabile pensare, con non poca amarezza, che ognuno ha gli eroi che si merita. E che un paese che ha la pessima abitudine di applicare il tifo da stadio a tutti gli ambiti del vivere e del ragionare, dalla letteratura alla politica, non può che meritarsi degli eroi di carta.

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