Il silenzio delle partite IVA

Il mio sogno? Ognuno imprenditore di se stesso

Il mio sogno? Ognuno imprenditore di se stesso

di Paola Caiti

Ho sempre sostenuto che nel mondo del lavoro ognuno dovrebbe essere imprenditore di se stesso. Mettersi in gioco in un ambito in cui le regole vengono dettate dalle forze di mercato, rispondere ed operare secondo queste regole, rispettare scadenze e impegni. E, ancora, essere responsabili verso i clienti, oltre che verso se stessi. Ma significa anche essere liberi di esprimere le proprie competenze, avere la possibilità di autogestirsi, saper cambiare ed innovare la propria linea di pensiero.

Per questo è necessario incentivare la voglia di imprenditorialità, non solo per dare speranza e futuro a giovani laureati spaventati dal precariato, ma anche per coltivare una coscienza alla sfida, spirito d’osservazione e di critica costruttiva sviluppando la propria curiosità. L’unico modo, a mio avviso, per essere registi e protagonisti del proprio futuro.

A differenza di ciò che si dice, migliaia di giovani si rendono conto che le aspettative sono cambiate, il mercato di oggi non è più per il posto fisso, ma per chi sa essere imprenditore di se stesso. Purtroppo però superata l’incertezza e l’ostilità verso una realtà diversa dal “posto fisso” il problema è aggravato da situazioni burocratiche esasperanti e un sistema fiscale senza logica, che non sia quella punitiva. Come spiegare ad un giovane “partita Iva” l’odioso e penalizzante anticipo del 95% di tasse da versare per l’anno successivo su un reddito ancora da produrre. Come spiegare il contributo fisso all’INPS di circa 3.000,00 euro anche a reddito zero e per finire, l’anticipo dell’88% dell’Iva su fatture ancora da emettere.

La cosa grave è che la decimazione si sta consumando nel silenzio e nella disattenzione generale. Non c’è mai stata simpatia verso il mondo delle “partite Iva”, per decenni stampa e opinione pubblica hanno sottinteso l’equazione professionista uguale evasore fiscale o cittadino privilegiato. Tanto privilegiato che il “mondo delle partite Iva”, in tempi di crisi, non usufruisce di nessun ammortizzatore sociale.

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