Pronti per il sesto senso?

Questo mese parliamo di AR, acronimo di augmented reality, traducibile con realtà aumentata. Che roba è!? E’ una tecnologia che consente di sovraimporre alla realtà visualizzata su uno schermo in presa diretta, uno strato di oggetti virtuali recanti informazioni di vario genere, che in questo modo amplificano (o aumentano, appunto) la percezione della realtà di chi la utilizza. Non è l’ormai familiare realtà virtuale signori, perchè mentre quest’ultima crea sullo schermo un mondo totalmente fittizio e costituito interamente da oggetti virtuali, con la realtà aumentata, ciò che viene visualizzata è un’integrazione fra la realtà che abbiamo di fronte agli occhi ed elementi virtuali i più disparati (guardate qui qualche esempio).

Ad oggi esistono due principali tipologie di applicazione di realtà aumentata. La prima su piattaforma mobile, ovvero telefonino o smartphone di ultima generazione, che deve essere dotato necessariamente di Gps e che deve poter permettere la visualizzazione di un flusso video in tempo reale, oltre che un collegamento Internet per ricevere i dati online. Un esempio concreto di applicazione si ha in ambito turistico. Grazie ad alcune applicazioni, riprendendo con il telefonino la realtà che ci circonda, possiamo veder comparire una miriade di etichette e baloon con diversi livelli di contenuto, da dati da PDI (Punti di Interesse) geolocalizzati ad elementi 3D. Ad esempio, inquadrando un museo, possiamo sapere quando è stato costruito, quali opere contiene, orari d’ingresso, ecc.. La seconda tipologia di AR è basata sull’uso di Markers, o Artags: disegni stilizzati in bianco e nero che vengono mostrati ad una webcam, riconosciuti dal pc, ed ai quali vengono sovrapposti in tempo reale dei contenuti multimediali (video, audio, oggetti 3D etc). USPS, ovvero le poste americane, hanno appena sviluppato un software che consente di valutare a priori se ciò che dobbiamo spedire sta nella scatola standard o meno. Avvicinando alla webcam il nostro plico vedremo comparire sullo schermo la scatola di spedizione che lo ingloberà e ci restituirà l’ardua sentenza. Questi sono naturalmente solo due esempi per cercare di spiegare in cosa consiste l’AR. Tentativo che illumina le ragioni che aveva Robert Rice, uno dei guru del settore, quando predisse che nel descrivere la realtà aumentata i mass media avrebbero sbagliato completamente. Perchè l’AR è una diavoleria strabiliante e come tale cattura l’attenzione. Ma il suo potenziale va ben oltre il divertissement.

Del resto, i primi esperimenti di realtà aumentata sono stati effettuati in campo medico e militare e se anche marketing, advertising ed entertainment sono (e saranno) senza dubbio i primi ad adottare e monetizzare la realtà aumentata, usi più strong nella visualizzazione, formazione, educazione, manifattura, ecc. seguiranno immediatamente. E’ solo questione di tempo e investimenti, ça va sans dire, e presto da qualche parte nel mondo (magari molto vicino, dato che l’Europa in questo campo batte il Nord America) saranno elaborati i requisiti tecnologici idonei ad applicazioni più complesse di una brochure o un packaging interattivi. Ma non finisce qui perchè forse sono proprio le implicazioni antropologiche a centrare meglio il punto della questione. Da un lato l’AR ci rivela che ormai i device tecnologici sono sostanzialmente dotati di occhi, orecchie e senso del tatto, circostanza che appunto rende superflua anche la tastiera per cercare informazioni su Internet. E dall’altro lato, nel rivelare questo, rivoluziona il nostro modo di percepire la realtà che, non dimentichiamolo, è lo stesso da migliaia di anni. Insomma potremo non avere più solo cinque sensi e un cervello, per rapportarci con il mondo esterno. Perlomeno cinque sensi, un cervello e un device. E riuscite a immaginare le implicazioni politiche, sociologiche, psicologiche, oltre a quelle economiche (un mercato da 1 miliardo di dollari gira attorno all’AR per il solo 2010) di tutto questo? Segnalatecele… meglio essere attrezzati per il giorno in cui avremo il sesto senso.

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