Nessun uomo è un’isola

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di Carlo Alberto Bisi (Carriere Italia)

Apriamo il 2010 con una tematica vasta ed insidiosa, di cui affronteremo, per il momento, soltanto la cornice generale. Sto parlando della relazione professionale tra le persone in azienda. Mentre non si ha nessun tipo di problema ad imparare e applicare tecniche e strumenti in ambito produttivo, amministrativo, logistico etc, quando si tratta di studiare ed implementare tecniche e strumenti relazionali, accade spesso che si preferisca affidarsi all’istinto ed al buon senso. Questa circostanza però trascura un fatto fondamentale: fatto 100 l’insieme delle competenze tecniche e relazionali necessarie per ricoprire un qualunque ruolo aziendale, oggi le competenze relazionali contano per il 55%, mentre le competenze tecniche hanno una incidenza sul totale pari solo al 45%. Risulta perciò necessario studiare, approfondire ed implementare tecniche e strumenti in ambito relazionale. Questo significa concentrarsi su tutta l’area della relazione tra le persone, nonché su tutta l’area della comunicazione interna ed esterna all’azienda.

Lo stato dell’arte

In ambito relazionale-comportamentale ci sono tre metodologie/strumenti di cui si parla molto, almeno tra gli addetti ai lavori, ma che spesso rischiano di essere confuse o non utilizzate secondo ciò che l’etica imporrebbe: Programmazione Neuro Linguistica (PNL), Intelligenza Emotiva e Coaching. Diciamo subito che non faremo una classifica di efficacia o di importanza, ma semplicemente cercheremo di capire quali obiettivi si pongono e se ha senso pensare che una ne escluda un’altra. Queste metodologie, o teorie se preferite, hanno certamente in comune lo studio approfondito dell’altro, la capacità di spostare su di lui il centro di gravità, sulla capacità di comprenderne i comportamenti, le motivazioni e la struttura valoriale. È interessante vedere come queste metodologie impattano sul mondo aziendale, anche se bisogna ammettere che in Italia non c’è sempre un approccio ‘scientifico’ (comprendere e studiare), e questo porta molto spesso ad applicare teorie e strumenti senza padroneggiarle in modo completo. Nelle prossime righe cercherò quindi di fornire un’interpretazione dell’utilizzo di questi strumenti, maturata in una esperienza più che ventennale a contatto con persone ad ogni livello gerarchico in azienda, con consulenti e formatori principalmente in ambito comportamentale.

Programmazione Neuro-Linguistica (PNL)

Con la PNL si impara a conoscere l’altro principalmente attraverso i suoi comportamenti, usando come leva il grado di coerenza tra il verbale ed il non-verbale. Una non-coerenza tra ciò che gli altri ci dicono e come lo dicono è un segnale molto forte che l’altro sta cercando di farci vedere qualcosa che non è. La PNL ci dice che i segnali paraverbali e non-verbali sono più importanti dei verbali, per cogliere più aspetti nascosti nell’altro: precisamente in un processo comunicativo il 7% è di competenza del contenuto della comunicazione, il 38% è di competenza del paraverbale (tono della voce e ritmo di conversazione), mentre addirittura il 55% è di competenza del non-verbale (postura del corpo, espressioni del viso). Perciò la conoscenza approfondita della PNL permette di aiutarci veramente a capire l’altro, al di là di ciò che vuole farci vedere. Il fatto è che, in molti casi, chi usa questo strumento lo fa per ottenere un obiettivo proprio: cioè “cerco di capire come è fatto l’altro per comportarmi di conseguenza ed ottenere il mio obiettivo”. Il manager, il venditore, il politico in alcuni casi cercano di capire come è fatta l’altra persona al fine di ottenere un proprio obiettivo. Ma non è questo che ci dice la teoria e non è questo che fanno i grandi esperti della PNL. Purtroppo, è quello che succede quando si crede di aver trovato la ricetta per “manipolare gli altri”. Salvo poi, è bene dirlo, ottenere risultati scarsi sul medio-lungo periodo…

Intelligenza Emotiva

L’Intelligenza Emotiva è la capacità di comprendere le emozioni nostre e le emozioni dell’altro ed agire di conseguenza verso un obiettivo comune. Perciò se capita che il mondo della PNL possa essere basato sull’io, certamente il mondo dell’Intelligenza Emotiva è basato sul noi. Infatti ciò che si cerca di studiare con questo approccio è la potenza dell’empatia, intesa come la comprensione delle emozioni altrui; ed è impossibile comprendere le emozioni di qualcuno se non mettiamo la piena attenzione su di lui. L’Intelligenza Emotiva è molto utilizzata nella gestione dei gruppi, per percepire ‘il clima’ del team, quasi a prescindere dalle manifestazioni verbali che arrivano dal team. Nell’Intelligenza Emotiva l’io e l’altro sono egualmente protagonisti, egualmente importanti e l’obiettivo da raggiungere è comune, importante per entrambi.

Coaching

“Il coaching professionale è un rapporto di partnership che si stabilisce tra coach e cliente con lo scopo di aiutare quest’ultimo ad ottenere risultati ottimali in ambito sia lavorativo che personale. Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita”. Da questa definizione dell’International Coach Federation si comprende bene che il coaching è accompagnamento e supporto dell’altro nel perseguimento di un obiettivo suo (non nostro). Questo vuol dire che il coach non è protagonista, non giudica e non da consigli, ma è totalmente focalizzato sulla persona e sul percorso che sceglie di fare per raggiungere l’obiettivo. Il coach infatti è responsabile del percorso di coaching, mentre il cliente è responsabile del risultato che vuole raggiungere. Perciò il coaching non è un incontro individuale in cui qualcuno insegna qualcosa a qualcun altro: è una serie di incontri (percorso di coaching), nei quali il coach aiuta il cliente a capire la situazione attuale, definire un obiettivo realistico, scegliere tra le varie opzioni di percorso.

E per fare tutto ciò la Federazione Internazionale ha definito 11 competenze base, necessarie per svolgere correttamente la professione del Coach, sia in ambito professionale (Business e Corporate Coaching) sia in ambito personale (Life Coaching).

Quale scegliere?

È probabile che una corretta gestione delle relazioni e della comunicazione passi attraverso tutte e tre le metodologie, anche se storicamente la più datata è la PNL, seguita dal Coaching e dall’Intelligenza Emotiva, teoria queste ultime sviluppate nel periodo 1989-1992, e perfezionate ancora oggi dai rispettivi guru (Withmore, Covey, Blanchard per il Coaching e Goleman per l’Intelligenza Emotiva). La cosa importante, per concludere, è che ci si metta nell’ordine di idee che le dinamiche relazionali e comunicative si basano su tecniche e strumenti precisi e collaudati, e non su pericolosi approcci manipolatori. Per chi fa il mio mestiere è fondamentale la diffusione della cultura relazionale, altrimenti il rischio è di continuare a parlare e scrivere di cambiamento, senza che accada nulla di sostanziale, perché l’assenza di cultura e curiosità su questi temi farà restare persone ed aziende chiuse nella propria “zona di comfort”. E questo non è l’atteggiamento migliore per affrontare le sfide personali e professionali di questi nostri convulsi anni.

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