Green economy in salsa bolognese

obama_4Ci sono le scosse elettriche che liberano la terra dall’inquinamento. C’è il processo di bioliquefazione per estrarre dai vegetali vitamine e principi attivi fino all’ultima goccia, ma anche le vernici bio per gli scafi delle navi rigorosamente a prova di alga. Sono queste solo alcune delle innovazioni a misura d’ambiente che sei aziende bolognesi hanno realizzato lavorando insieme al laboratorio Enviren della Rete alta tecnologia della Regione Emilia Romagna, ormai pronte a entrare sul mercato.

Le novità sono state presentate nel corso di un convegno “Ambiente: innovazione e impresa” che si è svolto presso la sede di Aster a Bologna. “Il nostro laboratorio – spiega il responsabile Franco Prodi, professore dell’Istituto di scienze dell’atmosfera del CNR – si occupa di tecnologie per il monitoraggio ambientale, il trattamento e la valorizzazione energetica dei rifiuti, la gestione della risorsa idrica. Può contare su 111 ricercatori, di cui 38 a tempi pieno, e sta puntando sempre più sulla collaborazione con le imprese del territorio”.

I primi risultati iniziano a vedersi. Al convegno ha presentato il proprio lavoro Archimede, piccola srl nata nel 2006, due addetti e un prodotto nuovo per la nautica su cui puntare. “È una pittura antivegetativa – spiega Elena Martinelli – su cui non possono crescere cioè alghe né attecchire animali, che danneggerebbero lo scafo, priva però di acidi e altre sostanze chimiche che danneggiano il mare. Usiamo solo composti non nocivi né tossici per l’uomo e per l’ambiente”. Il fatturato? In crescita, anche nell’anno nero della recessione.

Il Consorzio delle Buone idee è nato invece nel 2002, occupa cinque persone essendo un consorzio di valorizzazione, quindi una struttura molto leggera. Insieme ad Enviren hanno ideato un modo per sfruttare le patate al selenio non ammesse alla vendita perché troppo piccole o difettose. Il processo si chiama bioliquefazione e permette di recuperare tutte le sostanze contenute nel vegetale. L’utilizzo? Il succo che si ricava è ottimo per merendine e biscotti, ma anche per drink fortificati o integratori.

L’Istituto Giordano è un ente nato nel ’59, con sedi anche a Rimini, Forlì e Roma. Dà lavoro a circa 150 persone e fattura 11 milioni di euro. Con Enviren ha ideato un modo innovativo per liberare il terreno dall’inquinamento. “Applicando un campo elettrico – spiega Giombattista Traina – facciamo migrare in forma ionica le sostanze inquinanti”. Risultato? “Otteniamo un livello di decontaminazione difficilmente raggiungibile da altre tecniche, con costi sostenibili. Un sistema ottimo soprattutto per fanghi e argille”. Felsilab (15 persone al lavoro, di cui la metà laureate) ha ideato invece un sistema per migliorare – utilizzando enzimi particolari – la qualità dei fanghi da cui si produce biogas, riducendo i quantitativi da avviare in discarica e le emissioni e aumentando l’efficienza del processo.

Ci sono poi le aziende che producono centraline per il monitoraggio ambientale. La Pollution Group – sede a Budrio, 12 dipendenti – ha ottenuto, grazie all’utilizzo di micro e nano lavorazioni, una strumentazione di ingombro e costo contenuto. La 3D Informatica di San Lazzaro, invece, nata 25 anni fa, 21 dipendenti, lancia la centralina mobile, che viaggia anche ad esempio a bordo di un bus, capace di produrre in tempo reale mappe georeferenziate dell’inquinamento dell’aria, incrociando anche i dati inviati via GMS da mezzi diversi in movimento nella stessa zona.

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