L’isola che non c’è

Sulla costa meridionale siciliana, a 30 chilometri dal porto di Sciacca, alla fine del giugno 1831 si verificarono diversi rilevanti episodi sismici, ma di certo nessuno si sarebbe mai aspettato di assistere a un evento straordinario, come l’emersione di una vera e propria isola. Abitanti della costa ed equipaggi di navi di passaggio assistettero a una sequela di fenomeni come colonne di fumo, esplosioni piroclastiche, zone di mare che ribollivano. Il 7 luglio venne segnalato per la prima volta un isolotto altro 8 metri con una bocca vulcanica attiva, che l’11 era già diventata un’isola di quattro chilometri di circonferenza e sessanta metri d’altezza.
Da lì cominciarono le dispute territoriali sulla nuova isola, sulla cui superficie si avvicendarono scienziati ed esploratori del Regno delle Due Sicilie, francesi e inglesi. L’isola venne ribattezzata con molti nomi, tra cui Graham e Ferdinandea. Le dispute politiche e diplomatiche erano ancora nel vivo, quando ai primi di novembre l’isola cominciò progressivamente a sprofondare, fino a sparire sotto il pelo dell’acqua un mese dopo. Da allora l’isola misteriosa tornò a fare brevi emersioni nel 1846 e nel 1863. Ad oggi, la cima del vulcano dell’isola è stabilmente inabissata a 8 metri sott’acqua.
La misteriosa presenza dell’isola ha ispirato negli anni molti scrittori tra cui Verne, Pirandello e Camilleri. Ma pare che abbia anche confuso qualcuno, come quel pilota della U.S. Air Force che nel 1986 la colpì con un missile aria-terra, avendola scambiata per un minaccioso sommergibile libico, durante la crisi del Golfo della Sirte.

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