La profondità della superficie

Dicono che il mondo sia diventato superficiale. Tutto si muove in velocità e solo quel che si muove conta, si trova in superficie. Forse non è più possibile fermarsi, magari per starsene a pensare: quel che succede, quando succede. Sostare a indagarne le ragioni. In profondità. Non ci credo. Mi affascina la superficie, perché mi piacciono le mappe, le immagini del mondo. Mi piace la superficie per guardarci dentro, capire cosa c’è sotto. Allora ecco tre libri per alzare questo velo, vederci fino in fondo, accendere luci di candela tra gli schermi di cui è fatto il mondo. Diego De Silva in Superficie (Einaudi), rovescia luoghi comuni, notizie, mode e tendenze restituendoci il guizzo di un pensiero, con onirica ironia, in una scrittura che sa scavare fili nascosti in ogni frammento. Di mappe e sguardi acuti orizzontali è fatto The Game (Einaudi), di Alessandro Baricco, che qui completa la sua riflessione iniziata coi Barbari, sul mondo (o forse meglio sui mondi), della rete, raccontandoci una vera e propria rivoluzione mentale. Infine un teoreta come Salvatore Natoli, in L’arte di meditare (Feltrinelli), ci conduce nella grammatica del puro pensiero, attraverso un alfabeto di parole filosofiche, alla ricerca di un senso che si apre, in ogni vocabolo, in ogni dialogo, come appunto la necessaria profondità di ogni superficie.

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