L’illusione della privacy

Secondo il sito Quartz, che si autodefinisce un digitally native news outlet, dal 2017 Google ha tracciato la posizione degli utenti con smartphone Android anche quando, con la localizzazione disattivata, avrebbe dovuto essere impossibile. Come? Raccogliendo ugualmente gli indirizzi di ripetitori cellulari nelle vicinanze. La cosa di per sé non dirà molto ai più. Bene, vi basti sapere che già conoscere la posizione di almeno due ripetitori vicini ad un apparecchio, consente di localizzarlo con una certa precisione. E questo ha una serie di valenze economiche e di mercato che ognuno di noi può facilmente immaginare.

Ovviamente la notizia ha fatto gridare allo scandalo oltre oceano e non solo, nel nome del mito della privacy (il più rispettato e al tempo stesso violato). Io mi chiedo: davvero c’è da scandalizzarci? Ogni giorno affidiamo ai nostri device informazioni sensibili e preziose in cambio di servizi e applicazioni gratuite. Certo, dare il proprio consenso affinché ciò accada è un baluardo irrinunciabile; ma chi si scandalizza è assai ingenuo, oppure non ha capito le leggi che governano davvero questo mondo di cui tutti facciamo parte. La parola chiave è consapevolezza. Vi siete mai chiesti perché quando fate una ricerca su Google i risultati incontrano sempre di più i vostri gusti? No, non è magia…

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