La febbre del Bitcoin

Il Bitcoin, la prima e più conosciuta tra le criptomonete, da inizio 2017 ha messo a segno un balzo enorme, pari ad oltre il 1700%*, che sembra addirittura niente rispetto alla performance dell’Ethereum, pari addirittura al 8700%*! Sfido chiunque a non esserne obiettivamente attratto.
Il Bitcoin è una moneta virtuale di un sistema valutario decentralizzato, che si affida a database distribuiti e crittografia per gestirne gli aspetti funzionali.
Queste valute sono negoziate in mercati non regolamentati, privi cioè di un’autorità centrale che ne controlli i corsi, quindi sono facilmente prede di rapide e ripide fluttuazioni speculative.
Nessuno sa dove e quando questa corsa si stopperà.
Personalmente sono molto scettica su tutto questo valore così intangibile, che sembra moltiplicarsi senza sosta, ma quello che mi spaventa più di tutto è il comportamento umano, che si ripete invariato nel tempo, visto che tutti siamo mossi da due grandi leve: il dolore ed il piacere, che in Borsa si tramutano in paura ed avidità.
E quando dico tutti, intendo proprio tutti: già nel 1720 niente di meno che Isaac Newton rimase vittima della bolla della South Sea Company, le cui azioni passarono da 128 a 1.050 sterline in 7 mesi, per poi rimangiarsi il 90% in poche settimane. Newton perse la bellezza di 20.000 sterline (tra i 3 ed i 4 milioni di euro); da qui la sua massima “Posso calcolare il moto dei corpi celesti, ma non la pazzia delle folle”.
Credo che il mercato delle criptovalute sia destinato a salire ancora molto, ma ciò non toglie che prima o poi la bolla scoppierà, quindi l’abilità starà non nell’entrare adesso, ma nell’uscire al momento giusto, cioè alla prima avvisaglia seria di cedimento, onde evitare di fare la fine di Isaac Newton.

*Ci sembra interessante far notare che quando l’articolo venne scritto per l’edizione cartacea, circa 3 mesi fa, i valori erano rispettivamente il 180% e il 4800%! (NdR)

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