Stare svegli

A volte ti arrivano quelle domande baule. Dove dentro non ci trovi le risposte, ma soltanto altre domande. La domanda questa volta suona così: a cosa servono i libri? Per uno che legge soprattutto di notte, o nelle prime ore del mattino la risposta sembra quasi ovvia: i libri servono a stare svegli, oppure a risvegliarsi. Ma ecco le altre domande: come si fa a stare svegli? Cosa ci succede davvero? Quando è che capisci che sei sveglio? Per rispondere servono altri libri, come dire altre domande, altri bauli. Ecco i soliti tre. Il primo è di Beppe Viola, Vite vere. Compresa la mia (Quodlibet) e raccoglie i pezzi scritti per Linus negli anni ’70, un fiorire di storie, spesso notturne, ma soprattutto di gente unica, quella nata “per tenere insieme la nebbia fino al mattino, e anche più in là”. Poi un libro di poesia, Chandra Livia Candiani, Fatti vivo (Einaudi), diario minimo e segreto di piccole illuminazioni, che parte dal sonno della casa, dal portone alle scale, agli oggetti domestici, e forse arriva al risveglio del mondo. Infine Gabriele Vacis, Awareness. Dieci giorni con Jerzy Grotowski (Bulzoni), una trascrizione vibrante di un seminario tenuto a Torino dal grande maestro di un teatro della comprensione, della consapevolezza, del corpo-memoria che genera ricordi, che generano azioni, forse risposte, o meglio domande. Altre ancora. Per continuare a essere. Farsi vivi.

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