Le navi inaffondabili

Morgan Robinson è uno scrittore americano, attivo a cavallo tra l’800 e il ‘900. Figlio di un comandante di navi, Robinson è conosciuto non tanto per le sue abilità letterarie quanto per un racconto, pubblicato nel 1898, che sembra contenere un’inquietante profezia.
Futility, questo il titolo, racconta della SS Titan, la nave più grande mai costruita e considerata inaffondabile. Durante un viaggio nel Nord Atlantico, nel mese di aprile, la Titan colpisce un iceberg nei pressi dell’isola di Terranova e inizia ad affondare. La nave non dispone di sufficienti scialuppe di salvataggio e gran parte delle persone a bordo, 2.500 persone tra passeggeri ed equipaggio, perdono la vita.
Se la storia vi sembra familiare, è perché sembra la descrizione esatta del celebre naufragio del Titanic avvenuto nel 1912, 14 anni dopo la pubblicazione del racconto. Come il Titan immaginato da Robinson, il Titanic viene presentato come la più grande nave da trasporto passeggeri (circa 270 metri di lunghezza contro i 240 del Titan), ed è considerato inaffondabile. L’incidente avviene nello stesso periodo, aprile, e ha la stessa dinamica del racconto: il Titanic viaggia a 22,5 nodi (il Titan a 25) fino a scontrarsi contro un iceberg, nello stesso punto dell’Atlantico descritto nel testo. La mancanza di scialuppe di salvataggio costa la vita a 1.523 delle 2.200 persone a bordo.
Le coincidenze tra racconto e realtà storica sono talmente tante che allo scrittore sono state attribuite persino doti di chiaroveggenza. Ma Robinson ha sempre sostenuto che queste coincidenze dipendessero dalle sue profonde conoscenze nautiche.

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