Riforme, non rimedi

Con il termine euristica della disponibilità definiamo quella scorciatoia mentale che ci porta a prendere decisioni con un ragionamento rapido, conscio, a volte inconscio, sulla base dell’impatto emotivo di un ricordo. Questa premessa aiuta ad analizzare i comportamenti delle principali figure che governano il nostro pianeta tra le enormi  difficoltà e contraddizioni del presente che, a loro volta, generano grande
confusione in tutti noi.
L’avvento di Donald Trump è avvenuto in coincidenza con il declino delle imprese multinazionali statunitensi cui sta sfuggendo dalle mani la leva della ricchezza, a fronte di una forte crescita economica degli ultimi 5 anni i profitti di queste majors sono diminuiti del 25%. La sua vittoria nella battaglia elettorale è figlia di una sua grande abilità di comprendere che la nostalgia era la chiave di volta per arrivare al cuore di un elettorato che sognava un ritorno al passato, persone che avevano in memoria un paese ricco e potente dove c’era lavoro per tutti, soprattutto nelle aree dei grandi produttori automobilistici ed in quelle dell’industria pesante. Il riverbero dell’immagine dell’America degli anni 60 – 70 ha rappresentato il terreno di coltura della memoria
nella sua forma più nostalgica.
In Russia Vladimir Putin adotta la stessa politica. Assistiamo, già a partire dalle scuole primarie, ad una rivalutazione di figure storiche come quella di Ivan il Terribile, Pietro il Grande ed anche di Stalin che viene rappresentato come colui che porta all’apice la figura imperiale della Grande Madre Patria. Tutto questo per nascondere la realtà di un
paese in cui ancora oggi molte fasce di popolazione vivono al di sotto di standard accettabili con fortissime diseguaglianze sociali.
A Davos qualche mese fa Theresa May ha parlato della riscoperta del Commonwealth britannico appellandosi al nazionalismo economico, riportando ad immagini positive del passato che richiamano la Golden Age del 18° secolo. Lo stesso Emmanuel Macron ha raggiunto l’Eliseo con il motto “En Marche” che, oltre a rappresentare le sue iniziali,
rievoca i fasti della Rivoluzione Francese attraverso le parole della Marsigliese, adottata poi come inno nazionale, che incitava i figli della patria a formare battaglioni ed a marciare contro i tiranni.
Ma tutta questa retorica capitanata dall’uomo che siede nella stanza ovale per quanto tempo maschererà le difficoltà ed il caos dell’attuale scenario mondiale spaventato dall’innovazione tecnologica? La robotica ha sostituito e sostituirà sempre di più il lavoro dell’uomo.
La vecchia Flint nel Michigan, culla della General Motors, che ospita le comunità impoverite e degradate della Rust Belt non sarà mai più in grado di dar loro nessuna ancora di salvezza in quanto sostituita per sempre dalla Silicon Valley. Il protezionismo di Trump e gli investimenti miliardari di FCA genereranno solamente poche migliaia di posti di lavoro in quelle aree depresse. L’economia della nostalgia ha vita breve e le contraddizioni presto finiranno per emergere. Continueranno a galoppare le multinazionali dell’intangibile ma, a questo punto, occorre fare molta attenzione. La scorciatoia della disponibilità gioca a volte brutti scherzi: le “promesse di futuro” di cui tutti siamo assetati fanno perdere di vista la realtà e generano bolle nei mercati finanziari che presto o tardi sono destinate a scoppiare.

PS: Se durante una sosta in una trattoria romana, la figlia di un potente governante del mondo scambia l’immagine del mito dei tifosi laziali per un santo in paradiso, occorre prendere atto che il livello di caos raggiunto è parecchio elevato.

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