Tutto è denaro

Tutto è denaro, perché tutto può esserlo. Nell’ottica di chi fa impresa il denaro, oltre che guadagno personale, è soprattutto il tramite per arrivare alla produzione del bene che si intende offrire, ma anche per investire, sviluppare la propria attività, innovarla. Il denaro può essere però un bene difficile da fruire per diversi motivi, soprattutto quando si lavora con le banche e ci si mettono di mezzo i tempi del credito, e della burocrazia quando si lavora con la pubblica amministrazione. E’ questa dilatazione dei tempi (talvolta anche incerti) che diventa spesso il collo di bottiglia in cui si bloccano gli slanci imprenditoriali. L’industria e l’impresa richiedono velocità d’iniziativa e d’esecuzione, e spesso se i capitali sono bloccati a nulla serve talento e visione di imprenditori e manager. Ed ecco nascere l’esigenza di aggirare il denaro, o almeno il denaro come lo conosciamo noi, quello fatto di banconote, conti correnti, fidi, istituti di credito.
Da tempo sono nate e si stanno diffondendo le monete complementari, che sono in sostanza patti di scambio tra soggetti economici di comprovata affidabilità. Circoli circoscritti in cui sotto l’egida di una moneta complementare, si produce valore e soldi reali, collaborando e facendo diventare valore circolante il proprio prodotto.
Stiamo tornando sostanzialmente agli albori dell’economia, al baratto? Per certi versi sì, ma non nel senso negativo della cosa. L’industria 4.0 ci sta insegnando cose nuove, ma a volte elementari. Una di queste è che non è importante la proprietà dei mezzi e delle competenze, ma l’accesso al loro uso. Il baratto di servizi aziendali, lo scambio merci e i circoli virtuosi delle monete complementari servono a facilitare proprio questa condivisione, e sono gli strumenti che salveranno l’economia e il suo sviluppo dalla dittatura dei ritardi dei pagamenti.
Sotto la suadente aura della cifra e della filigrana, il denaro è sì ricchezza ma è comunque un oggetto. Il lavoro che lo crea è il vero valore.

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