Riforme, non rimedi

Ghinolfi

Silvano Ghinolfi

Attraverso l’analisi dei dati forniti dall’Istat, riguardanti la crescita media annua divisa per decenni, si riescono a dare molte risposte a quelle che sono le domande sullo stato di salute e le cure da attuare per migliorare la crescita del nostro paese.

Nei decenni degli anni ’50 e ’60 il nostro Pil medio annuo crebbe rispettivamente del 5,5% e del 5,72% e, capitalizzando i valori di quei due decenni, emerge che il Prodotto Interno Lordo della nostra penisola, in quel periodo, triplicò. Il decennio degli anni ’70 ci vide crescere al ritmo, ancora molto elevato, del 3,84% medio annuo e quelli successivi degli anni ’80 e ’90, seppur in rallentamento, a valori del 2,41% e del 1,61% medio annuo.

I problemi di sviluppo della ricchezza del paese sono iniziati con la fine della possibilità di utilizzare la leva della svalutazione della nostra vecchia moneta. La nascita dell’Euro, se da una parte ha salvato un importante quota dei nostri risparmi investiti attraverso i titoli di debito del nostro Stato, dall’altra ha messo in evidenza tutte le nostre carenze strutturali e le sbagliate scelte attuate dagli esecutivi che si sono succeduti negli anni.

La mancanza di profonde riforme, sempre promesse ma molto lente ad essere attuate, ha generato ciò che tutti noi conosciamo: il paese negli ultimi quindici anni è a crescita complessiva zero. Il decennio del 2000 ha visto la stessa aumentare di un modesto 0,44% medio annuo mentre l’ultimo quinquennio la decrescita è stata dello 0,78% medio annuo. Il crollo dei rendimenti delle obbligazioni ed i tassi negativi non hanno certo aiutato lo sviluppo dell’ultimo lustro anche in considerazione del fatto che gli italiani sono sempre vissuti con il concetto del reddito da investimento.

Vent’anni fa, ad esempio, un Tfr di 200.000.000 generava se investito in titoli di stato un’integrazione al reddito mensile di circa 1.660.000 Lire oggi la stessa liquidazione se investita negli stessi strumenti, genera una integrazione di reddito da interessi di soli 83 euro mensili. Parallelamente negli ultimi quindici anni le imposte sulla proprietà immobiliare in percentuale al Pil sono raddoppiate passando dallo 0,8% al 1,5% dello stesso e non possiamo dire che siano elevate se paragonate a quelle della Francia pari al 2,60% del loro Pil ed a quelle Britanniche che attualmente rappresentano il 3,4% della loro ricchezza prodotta annua (Fonte Ocse).

Chi guida il nostro paese presto o tardi dovrà anche risolvere l’annoso problema del debito pubblico arrivato a toccare i 2.250 miliardi di euro, pari al 135% del Pil, mettendo mano alle imposte sulle successioni e donazioni che ci vede oggi a valori di prelievo, in rapporto alla ricchezza prodotta, di quattro volte inferiori a quelle tedesche, di cinque volte inferiori a quelle spagnole ed inglesi ed addirittura a dodici volte inferiori a quelle francesi. Nonostante la spesa per gli interessi sia calata in modo deciso grazie alla enorme liquidità riversata dalla Bce sui mercati, la mancanza di disciplina di bilancio ha portato la nostra spesa pubblica ad essere in continuo aumento senza però creare nessun effetto benefico sul Pil, al contrario generando un risultato che ci porta ad essere l’unico paese europeo che dal 2012 ha peggiorato l’avanzo primario passato dal 2,3% al 1,6% del 2015.

L’incremento della spesa pubblica difficilmente rappresenta l’elemento di cura per la crescita della ricchezza di un paese fortemente industrializzato come il nostro. La stessa deve passare necessariamente dalla riduzione delle imposte su chi produce profitto e lo stesso proviene unicamente dalle imprese. Solo così potremmo avere un doppio effetto positivo: una maggiore crescita del Prodotto Interno Lordo e nello stesso tempo un valore al denominatore più grande che ci permetterà di avere un rapporto debito su Pil in sensibile decremento nei prossimi anni. In questo nuovo mondo dove assistiamo a tanti cambiamenti di paradigma occorreranno forti nuove strategie attuative da parte di chi ci governa e cambiamenti comportamentali ed abitudinari da parte di ognuno di noi.

“Coloro che si limitano a studiare e a trattare gli effetti della malattia sono come persone che si immaginano di poter mandar via l’inverno spazzando la neve sulla soglia della loro porta. Non è la neve che causa l’inverno, ma l’inverno che causa la neve” Paracelso

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