Un nuovo strumento (antico)

Massimo Romolotti_optAltro istituto appartenente alla giustizia alternativa e ispirato all’analogo modello francese, è stato inserito nell’ordinamento giuridico italiano con il decreto giustizia (d.l. n. 132/2014 ), finalizzato a dettare “misure urgenti di degiurisdizionalizzazione e altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo civile”.
Unitamente al trasferimento in sede arbitrale dei procedimenti pendenti, la nuova procedura di negoziazione assistita mira ad evitare il ricorso a contenziosi avanti ai Tribunali che per la loro durata sono divenuti insostenibili per il mondo delle imprese, costituendo un’ottima alternativa stragiudiziale all’ordinaria risoluzione delle controversie. La negoziazione assistita consiste nell’accordo tramite il quale le parti in lite convengono di cooperare in buona fede e lealtà, al fine di risolvere in via amichevole una controversia, tramite l’assistenza di avvocati. La convenzione deve essere redatta, a pena di nullità, in forma scritta, con l’assistenza di uno o più avvocati, i quali certificano l’autografia delle sottoscrizioni apposte dalle parti all’eventuale accordo, sotto la propria responsabilità professionale.
Nell’antica Roma la negoziazione avveniva in politica, per la combinazione dei matrimoni, per la trattazione degli affari, quando nasceva controversia e per comporre i conflitti. Si parlava di negotiatio quando i conflitti nascevano tra commercianti, banchieri e finanzieri, che si rivolgevano al mediator per appianare le contese. Anche la Chiesa ha contribuito al componimento delle controversie tramite la negoziazione, introducendo l’arbitrato, una pratica menzionata e predicata persino nel Vangelo di Luca. Il componimento bonario è stato dunque il frutto di un processo di protezione della comunità.
Poi arrivarono le invasioni barbariche e tutto cambiò perché i barbari non avevano affatto il senso della coesione sociale. Non ricadiamo nel loro stesso errore!

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