Expo: il cibo del mondo

Expo 2015 Milano Palazzo ItaliaExpo, Expo, fortissimamente Expo. Già ora non si parla d’altro, e i dibattiti, le discussioni, le voci entusiaste e quelle critiche sono destinate ad aumentare di intensità almeno fino a quando sull’evento non sarà calato il sipario, il prossimo 31 ottobre 2015. Tanta attesa è pienamente giustificata: per l’Italia si tratta di un’opportunità unica per tornare alla ribalta, e non è esagerato ritenere che su quanto sperimentato durante i sei mesi dell’Esposizione universale – dal punto di vista dello sviluppo del territorio, ma anche delle nuove forme di imprenditorialità – verranno gettate le basi di un nuovo Paese. Quella dell’Expo sarà un’area nella quale ammaliare imprenditori e turisti da tutto il mondo, mettendo in mostra il meglio di sé per poi costruire il futuro a partire dalle relazioni e delle idee nate all’ombra della mascotte Foody. Tutto questo non riguarderà solo Milano: imprese, enti locali e associazioni hanno da tempo iniziato a studiare come attirare verso i rispettivi territori i visitatori in arrivo e le risorse economiche collegate all’evento. In questi mesi è tutto un fiorire di iniziative da progettare, di piani di incoming da realizzare, di eccellenze da portare alla luce.

A complicare le cose, però, è la concorrenza: ogni regione sta cercando di attirare potenziali visitatori, i quali però saranno tutti diretti verso il cuore dell’Expo – Milano – e lì rischieranno di fermarsi, per mancanza di tempo o semplicemente perché non conoscono cosa possano offrire altri territori, anche quelli più vicini al capoluogo lombardo. Come emergere da tutto questo vitalissimo caos, allora? Organizzare tutte le iniziative a livello regionale è solo una delle possibili soluzioni: una possibilità è quella di seguire l’esempio dell’area espositiva dello stesso Expo, e strutturare le attività in vari cluster. A Milano, infatti, i padiglioni collettivi dei Paesi partecipanti non verranno raggruppati secondo criteri geografici, ma per identità tematiche (zone aride, mare e isole, bio-Mediterraneo) e filiere alimentari (caffè, riso, cacao, spezie, frutta e legumi, cereali e tuberi).

Seguendo questo criterio che infrange i confini nazionali, anche le varie entità territoriali presenti all’Esposizione stanno varando partnership per promuovere iniziative sinergiche. Alcune saltano inaspettatamente: sarà difficile vedere altri Slow Train tra Valtellina e Valposchiavo, dopo che un recente referendum ha negato la spesa di 3,5 milioni di franchi svizzeri per la partecipazione del Canton Ticino alle attività di Expo. Ma per un’opportunità che viene cancellata, vi sono diverse occasioni per concretizzarne di nuove. La Sicilia, per esempio, ha già fatto quello che può essere considerato un colpaccio, vincendo la gara a evidenza pubblica con la quale si è aggiudicata la guida del cluster bio-Mediterraneo: qui la ristorazione, il market e l’intrattenimento saranno rigorosamente made in Sicily.

Una grossa opportunità colta con successo da chi ha saputo muoversi in tempo e con lungimiranza, dunque. Ma perché è così importante mettersi in mostra durante l’Expo? Giacomo Biraghi, urbanista e responsabile dei tavoli tematici per la Camera di Commercio di Milano, ha le idee chiare: «L’evento genererà dieci miliardi di euro di valore aggiunto suddiviso in impatti diretto e indiretto, soprattutto nei settori dell’industria edile, del turismo, della ristorazione e dei servizi per le imprese. Expo è dunque di chi se lo prende. Le opportunità sono molte proprio perché non esiste un unico interlocutore cui fare riferimento, ma tante controparti con le quali interfacciarsi per valorizzare il proprio territorio e il proprio business». Per Biraghi occorre puntare su una promozione di sistema, non su tante piccole iniziative scollegate tra loro: «Una delle grandi forze di Expo è proprio quella di aver affermato il network e l’aggregazione a geometria variabile come strumento di governance efficace: è necessario comprendere che Expo 2015 non riguarda solo i sei mesi del prossimo anno, ma anche tutto il lavoro che è stato fatto finora e che si continuerà a fare per ottenerne un’eredità positiva. Le opportunità generate da Expo sono molte, concrete e fattibili. Sfruttarle è possibile e sta accadendo. Occorre essere expottimisti non per retorica o per partito preso, ma perché si è coscienti delle strade che un evento aperto e inclusivo come questo mette in campo per tutta l’Italia».

Emilia Romagna, obiettivi chiari
Da due anni l’Emilia Romagna studia le proprie strategie per l’Expo sotto l’organizzazione degli assessorati alle Attività produttive e all’Agricoltura, assieme a sei gruppi di lavoro coordinati dallo Sportello per l’internazionalizzazione delle imprese. A illustrare la strategia è il responsabile di questo sportello, Ruben Sacerdoti: «Con la nostra World Food Research and Innovation Strategy non vogliamo solo portare l’Emilia Romagna all’Expo di Milano, ma anche l’Expo di Milano e tutti i suoi ospiti internazionali in Emilia Romagna, attorno ai temi della sicurezza alimentare, della tracciabilità dei prodotti, della loro qualità, della sostenibilità della produzione delle tecnologie utilizzate. La Regione si identificherà attraverso lo slogan Food for life, food for mind, che richiama non solo la disponibilità e la qualità della propria produzione, ma ci ricorda anche come il tema del cibo si sia sedimentato nei nostri territori attraverso i secoli come una sfida culturale continua, che coinvolge abitudini, gusti, formazione, ricerca e innovazione attraverso un processo di arricchimento mai finito». L’Emilia Romagna avrà a disposizione spazi espositivi nel Padiglione Italia, oltre a settori dedicati all’animazione e alla cultura, un ristorante e un ufficio per il coordinamento delle missioni internazionali. Nel frattempo è stata varata anche una road map per l’avvicinamento a Expo, e una tra le tappe più importanti sarà l’evento che a dicembre porterà a Parma tutti i commissari dei Paesi ospiti. Già individuati i coccolati speciali, cioè i Paesi target dell’azione promozionale emiliana: Stati Uniti, Canada, Messico, Brasile, Cina, Vietnam, Giappone, Russia, Unione Europea e Svizzera.

Reggio Emilia, gusto internazionale
Restringendo ancora più il campo, non resta che chiedersi con quali strumenti le città si apprestino a sfruttare questa importante vetrina. Prendiamo il caso di Reggio Emilia: qui è stato composto un comitato formato da tutti i principali stakeholder del territorio, anche quelli senza interessi diretti sulla tematica portante dell’Expo. Tutti però si sono messi in moto per sfruttare appieno la propria rete di collegamenti, come testimonia il direttore generale di Reggio Emilia Innovazione, Arturo Tornaboni. «Il fatto che tutti i soggetti del territorio, dalle amministrazioni agli enti economici e cooperativi passando da quelli culturali, siano impegnati forse per la prima volta nel raggiungimento di quel grande obiettivo che è la visibilità all’Expo è già una cosa che crea valore. Tra i nostri tesori da esibire vi saranno non solo le eccellenze gastronomiche, ma anche la meccanica agricola e la meccatronica legate alla produzione agroalimentare. Vorremmo andare a rappresentare è la reggianità, la nostra way of life, e più precisamente i modi in cui si organizza la produzione sul territorio. Il fatto che sia stato dato a Reggio Emilia Innovazione il mandato di soggetto attuatore della strategia globale è indicativo di quello che si vuole realizzare. Ci sono tutti i presupposti per avere ottimi risultati all’Expo e soprattutto per raccogliere frutti anche dopo». E quando gli chiediamo se davvero tutti stiano facendo la loro parte in vista dei fatidici sei mesi dell’Esposizione universale, Tornaboni è categorico: «Sto vedendo adesioni convinte e attive da parte di tutti. I nostri uffici di coordinamento a palazzo Casotti sono quotidianamente al lavoro. Stiamo esprimendo al meglio la capacità tutta reggiana di essere individui e lavorare insieme. Al momento di meglio proprio non si può fare». A Reggio, come in tutta Italia, si continua a lavorare per lustrare a specchio le proprie eccellenze e organizzare la migliore accoglienza possibile: il mondo è invitato.

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